MISURA e TRASCRIVI

MISURA e TRASCRIVI

gennaio a Genova

gennaio a Genova

Nuvole

Nuvole
foto di Anna Ducci

LA SERA




LA SERA

Chiudi tu la persiana
su quest’altro giorno che passa,

io mi aggrapperò ancora
all’ultima luce vegliata,

anche alla più lontana,
come quella che tra poco
cadrà dall’orizzonte,

perché voglio ancora credere
che di questo giorno
ne ho ancora tanto da vivere.

(Anna Ducci)


lunedì 17 maggio 2010

(Genova, 16 maggio 2010, domenica)
500_DIETRO LA PORTA

ecco cosa c’era dietro la porta
di nuvole chiusa per giorni:
un letto azzurro cosparso
di soffici cuscini in cui disteso affondo

nello sguardo al cielo mi confronto
con il ritorno delle rondini
sui nostri disastri.

martedì 11 maggio 2010

Genova


(Genova, 11 maggio 2010, martedi)
499_NUVOLE BASSE

la testa fra le nuvole
è la definizione giusta
per il nostro risveglio nella foschia

da un versante all’altro,
la reciproca vista si confonde
senza le abituali certezze,
i puntuali segni di confronto
con alberi e case:
tra le mani rigiriamo una mappa
che non coincide

non siamo noi ad essere saliti tanto in alto,
ma il cielo che scende e ci nasconde.

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giovedì 6 maggio 2010

Genova


(Genova, 6 maggio 2010, giovedi)
498_ULTIMO SCROSCIO

con l’ultimo scroscio sul tetto di vetro,
la pioggia ci saluta e passa la collina:
restano in cielo ciuffi e brandelli,
cuscini e coperte del sonno ignorante
che ci ha difeso dal rumore del mondo

soffia il vulcano, brucia la banca:
in apparenza morti
per qualche ora evitiamo la pena
del risveglio.

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Genova

(Genova, 5 maggio 2010, mercoledi)
497_VERDE RISPLENDE

sotto la pioggia battente il verde
colma lo sguardo e risplende:
mi sento una tenera insalata grondante
sotto il cielo severo,
un cuore di foglia che sfida il temporale


ad ogni primavera
l’erba tenta di riprenderci il mondo.
.

domenica 2 maggio 2010

(Genova, 28 aprile 2010, mercoledi)
496_CAPPOTTI APPESI

oscillano i cappotti appesi,
sui balconi a prendere aria:
la stoffa che ci ha vestito d’inverno,
sarà con fastidio riposta fuori vista e memoria

eppure per moda, per scelta o distrazione,
abbiamo indossato quei colori,
che ora in camicia guardiamo
dondolare impiccati:
funerale di un’altra stagione
sepolta in armadio.

domenica 25 aprile 2010

Genova


(Genova, 23 aprile 2010, venerdi)
495_C’INTENERISCE IL VERDE

come c’intenerisce
il verde brillante lungo la strada,
che giovane smeraldo
ci affianca e supera nella salita

mentre proseguiamo a passo lento
con fatica nel nostro inverno.

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Genova


(Genova, 22 aprile 2010, giovedi)
494_TRABOCCA IL GLICINE

il profumo del glicine
ci sale incontro nello scirocco:
una ondata viola supera il muro
e trabocca nella scalinata

storditi, intravediamo in fondo il mare
e non ci azzardiamo a proseguire:
non possiamo restare qui fermi
ed evitare la conclusione?

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martedì 20 aprile 2010

(Genova, 16 aprile 2010, venerdi)
493_SPRECA IL CILIEGIO

rivestito di verde ma tremante per il vento,
spreca i suoi fiori il ciliegio
tra i muri:
nascosto dai petali il passaggio,
confuso l’ordine del giardino

dall’incessante caduta dei minuti
scandito il percorso tra le stagioni:
mi perderò quella dei fiori o delle foglie,
dei frutti o dei rami spogli?

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giovedì 15 aprile 2010

Genova



(Genova, 14 aprile 2010, mercoledi)
492_TIEPIDO FANTASMA

il calore della stanza esce dalla finestra aperta,
entra un riflesso lanciato da un vetro lontano:
vieggia e si espande il segnale
di un altro risveglio,
svanisce nel mattino
il tiepido fantasma di noi coricati.

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martedì 6 aprile 2010

Genova


(Genova, 2 sabato 2010, aprile)
491_VERDE PASQUA

dalla pioggia notturna annerito il ferro,
l’albero, la pietra,
l’attesa del nostro mattino

come brilla sul nero la verdura nascente,
lo smeraldo di una foglia nuova
sul ramo secco in apparenza,
la timida bandiera s’un terreno
appena conquistato

creduti morti, da terra rispuntiamo:
come speranza risorta
tra un muro e l’altro.

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mercoledì 31 marzo 2010

(Genova, 29 marzo 2010, lunedi)
490_SUL COLMO DEL TETTO

mi scrivi:
"cosa c’è sul colmo del tetto?
un gatto sbiadito, un uccello di passo,
uno straccio volato via?"

una macchia di pelo su piano inclinato,
un ricordo che cade sul fondo e non affiora,
una foto confusa con facce lontane
prive di nomi e anno sul retro,
un pianeta in cielo scrutato senza lenti
l’attimo prima di chiudere fuori la notte

date allineate, mete mai raggiunte,
i ricordi sono tacche incise:
più sono nette, meglio si misura
la lunghezza di legno che rimane

la regola del progresso è il timore della fine:
per questo
preferisco tenere la memoria in disordine,
epoche diverse attorno, fogli dispersi,
simboli senza chiave, oggetti di uso incerto.

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domenica 28 marzo 2010

Genova


(Genova, 27 marzo 2010, sabato)
489_VESTITO DI NERO

vestito di nero un signorino canta,
da un ramo a uno spigolo di tetto

emersi dalla notte,
ci tiriamo ad asciugare in terra
come il tetto incatramato che vedo lucido di pioggia,
scafo trascinato nel profondo della valle,
chiglia rovesciata in ostaggio alle nuvole,
barca che l’acqua non tocca se non dal cielo

canzone di merlo in cerca di compagnia:
dal corpo arenato,
lo sguardo spicca il volo e si posa intorno.

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venerdì 26 marzo 2010

Genova


(Genova, 23 marzo 2010, martedi)
488_INDAGINE

come spicca il gatto grigio
al centro dell’erba nuova
o quello rosso al culmine
del tetto di ardesia:
poi con un balzo di entrambi
si ripristina il colore uniforme,
il giorno riprende il cammino a due gambe,
la scena il suo ordine apparente

la risata di un gabbiano
nel suo giro di ronda
conclude l’indagine sul mattino:
scomparse le tracce,
confuse le impronte,
complesso da decifrare il movente.

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lunedì 22 marzo 2010

Genova


(Genova, 20 marzo 2010, sabato)
487_AL MUSEO DELLE PRIMAVERE TARDIVE

proprio quando credevamo di poter indossare
un abito diverso,
ci ritroviamo ancora vestiti di grigio:
con un grembiule addosso di tela pesante
che ci avvolge per intero
e ci umilia in divisa da custode

al museo delle primavere
che hanno tentato di prendere il potere,
per poi ricadere nell’ordine
appena sconfitto
o perdere fiori e frutti nel passaggio
all’estate rovente che segue

storia di bandiere riposte in silenzio
perché sventolate per entusiasmo o illusione
troppo presto o in ritardo
ma comunque fuori stagione

esposizione permanente
di opere incompiute del desiderio,
ribelle a equinozi e calendari.

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sabato 20 marzo 2010

Genova


(Genova, 17 marzo 2010, mercoledi)
486_LA VEDETTA

un gatto è annidato sull’albero,
nel palmo dei rami sospeso sul giardino:
vedetta bianca e nera,
quel fumo di cannoni è primavera che avanza
o l’inverno che brucia i suoi rami
mentre si ritira?

è l’ultima cenere sulla città
prima ch’entrino le bandiere,
sono le ferite ancora da subire
per essere un’altra volta liberati,
perchè finisca la guerra d’inverno contro di noi,
il merlo canti vittoria sul ramo vicino,
esca il verde a sventolare giallo e rosa
dai suoi rifugi.

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mercoledì 17 marzo 2010

Genova


(Genova, 17 marzo 2010, mercoledi)
485_TRE NAVI

una nave alla banchina,
un’altra in attesa oltre la diga
e ancora una in lontananza,
sagoma scura nella foschia

tre date disposte in sequenza
segnate sui prossimi calendari,
giorni precisi ma senz’anno indicato ,
scadenze di cui non si ricorda l’impegno
che le ha stabilite

confinati in un porto presente
attendiamo le prossime navi:
si distingue il nome dei fatti
quando è già troppo vicino
e la forma intravista poi non corrisponde
allo scafo reale

per quanto si spinga lontano la memoria
o in avanti la previsione,
la vista trema e il contorno si confonde:
ci troviamo ingombri di un carico inatteso
o magazzini vuoti di promesse mai sbarcate.

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sabato 13 marzo 2010

Genova


(Genova, 11 marzo 2010, giovedi)
484_VENTO

che azzurro intenso
nel secchio ha versato questo vento,
pulendo a dovere il cielo
che vi si riflette

che pelo d’acqua increspato,
che ciuffi bianchi sull’onda che lo contrasta:
come tiene per aria i gabbiani di vedetta
e agita i passeri che si tuffano nei cespugli

che brivido s’infila nel collo
quando la sua gelida mano ci sfiora
e ci abbraccia tutto il corpo:
come sulla strada ci spinge contro l’inutile carta
e la polvere dei giorni

che armadio spalanca per vestire di luce la città
e brillare negli occhi nostri
di colore innondati:
come s’indora di vetri
e negli orti, di alloro si corona

dentro un ordine in declino,
annunci di primavera.

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mercoledì 10 marzo 2010

Genova


(Genova, 10 marzo 2010, mercoledi)
483_DAL PONTE

questa mattina sotto una neve pungente
ho risalito il fiume


un sentiero tortuoso di acqua
tra due larghe sponde
dall’aspetto e colori del pelo di cinghiale:
di erba gialla sui fianchi,
di rovi bruniti dal gelo,
con ispidi ciuffi di canne piegate sul dorso
e macchie di fango e foglie impigliate

mi fermo appiedato a valutare dal ponte
la tranquilla fermezza delle anatre a galla
contro vento e corrente:
come tra opposti elementi che gli scorrono intorno,
navigano sicure
a becco chiuso e senza piume scomposte.
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Genova




(Genova, 9 marzo 2010, martedi)
482_LA TARGA

oggi ad un incrocio di periferia
ho sbagliato direzione
e mi sono perduto in una strada
che termina sul greto del fiume

per una manovra errata sfioro il passato
tra vecchi palazzi popolari,
costruiti alle spalle di fabbriche ora scomparse:
macigni quadrati lasciati del ritiro dei ghiacci
e poi dal corso della natura
di nuovo circondati da capannoni evoluti
in moderni mercati

nel tentativo di tornare a tempi moderni,
mi trovo di fronte una targa sul muro
che ricorda come da quella casa è iniziata
la rivolta che ha liberato la città

una riunione segreta a inizio primavera,
forse in un inverno che come questo finiva
con un gelo cattivo e irriducibile,
che ti vuol colpire ancora fino all’ultimo giorno,
ti sorveglia e attende
in agguato ad ogni angolo di strada

esci da casa con questo vento
e non sai se ritorni,
t’incammini sotto il grigio pesante di un cielo
con stivali e divise,
ti sembra che quest’inverno non stia mai per finire
e che la primavera non venga,
se non scendi a liberarle la via
e che non vorresti, ma non c’è altro da fare:
ad un certo giorno devi scegliere
in che stagione vuoi stare.

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martedì 9 marzo 2010

Genova


(Genova, 6 marzo 2010, sabato)
481_AVANZO DI LUNA

mi alzo e ti saluto,
avanzo di luna, mezza moneta,
bottone che appena spunta da un’asola di azzurro:
ti guardo svanire
sorriso nel ricordo, carezza trattenuta, parola non spesa

in polvere troviamo nel forziere
occasioni accantonate,
anche ragioni che ci agitano il sonno
ora sbiadite al sole di concreti argomenti,
certezze notturne che cambiano il mondo
derise al giudizio del giorno,
illusioni che ci hanno convinto
velate dalla tenda che nelle ore
s’infittisce e le nasconde:
nella notte sposi di una idea,
alla luce desolati dal posto vuoto al fianco

mi siedo e ti scrivo, luna mai apparsa
per chi troppo dorme
o guarda solo a terra.

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venerdì 5 marzo 2010

Genova


(Genova, 4 marzo 2010, giovedi)
480_FUNICOLARE

è la vecchia funicolare una scatola rossa
che cigolante lascia indietro gli ultimi palazzi
e risale la rimanente pendenza della collina
tra sassi, rovi e ginestre

aiutandosi con la propria corda,
più volte ogni giorno affronta la fatica
del consueto percorso:
come siamo in bilico anche noi,
a stento trattenuti sul solito binario
ma inclini al rischio di una ruota in fallo,
vagoni di latta esposti al dente che non ingrana
e al freno che si allenta,
destinati al capolinea da cui per un guasto
infine non ripartiamo

eppure il suo stridore di metallo
mi accompagna nelle stagioni:
nell’ultima corsa contro la bufera di neve
o d’estate quando si unisce al concerto di rane

così nel suo breve intenso sforzo ci solleva
dal nero della galleria alla vista dei tetti,
dal rumore imperante
a un sospiro di vecchio strumento
per la gloria distesa del golfo.

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mercoledì 3 marzo 2010


(Genova, 3 marzo 2010, mercoledi)
479_RITIRATA

mi sveglio al battito della scopa
contro la parete delle scale:
oggi è il giorno di pulizia,
in cui una parte del mondo accudisce
l’altra che dorme ancora

all’annuncio di ieri non è seguito l’arrivo
di un’altra bella giornata
e si rimane in stazione
a tendere l’orecchio al binario

la strada è bagnata
ma l’aria è più morbida
e non ci si ritrae subito dalla finestra:
si resta più a lungo a cercare un indizio,
una foglia che prima non c’era,
un discorso fra gatti sulla china del tetto,
i nuovi suoni di uccelli spuntati
dal silenzio d’inverno che ci copriva,
le piccole fiamme di mimosa
accese a fianco della sua ritirata.

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(Genova, 2 marzo 2010, martedi)
478_TREGUA

un mattino senza minacce dal cielo,
di pacifico sole sui tetti colpiti
da un’altra battaglia notturna:
un lunghissimo braccio di grù
s’impegna nella ricostruzione di un muro,
l’erba nel ricrescere fra le rovine,
un’aria più tiepida a guarire le ferite

per noi usciti sulle soglie dei rifugi,
una tregua nel conflitto di stagioni,
uno stretto passaggio s’un confine conteso:
lasciamo cappotti e coperte
per indossare più leggere divise,
disposti a perdere le macchie severe di un bosco nella neve
e prendere l’aspetto di un tenero verde,
perfino a spogliarci nudi
sui prossimi campi

un esercito che si adegua
ad ogni cambio di strategia,
che crede di dominare il mondo
e ne subisce il minimo sussulto.

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domenica 28 febbraio 2010

Genova


(Genova, 28 febbraio 2010, domenica)
477_ALTERNE VICENDE

ieri è passato sopra di noi vincente,
oggi sconfitto si nasconde alla vista:
i festoni che avevamo steso,
pendono umiliati da una pioggia leggera

di tutto il sole a cui abbiamo esultato
resta una pallida luce lontana:
per quanto ne ravviviamo imprese,
un ricordo si bagna e sbiadisce,
un foglio di carta si riduce in poltiglia

il sole che raccontiamo non è mai
quello che ritorna,
la pioggia passata non è la stessa
per chi oggi ne viene bagnato:
nessuno crede alle stagioni vissute dagli altri,
a quelli eccessi patiti di freddo e calore

appaiono, ci dominano e declinano:
questa è la corta durata degl’imperi
per chi abita sulla riva del mare,
col privilegio di poter trarre ogni giorno
esempio terreno dalle alterne vicende in cielo.

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sabato 27 febbraio 2010

Genova


(Genova, 27 febbraio 2010, sabato)
476_LA VISTA FERITA

fatta di questa luce
la punta della lancia ha trapassato
l’acciaio della corazza,
tagliato il cuoio, lacerato la stoffa,
infierito sulla pelle che dentro vi si proteggeva

la vista ferita
si lascia cadere sul tappeto di foglie,
di rami spezzati sotto il peso del passo,
posa il capo sull’erba bruciata,
i piedi verso l’incontro tra due toni d’azzurro:
attendo ad occhi socchiusi
che l’inverno faccia il suo corso,
che il verde torni a guarire.

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martedì 23 febbraio 2010

Genova


(Genova, 23 febbraio 2010, martedi)
475_IL VULCANO

la ciminiera rossa di una nave all’ormeggio
spicca sullo sfondo
come il cono infuocato di un vulcano
emerso tra le onde

un’isola transitoria che brontola e fuma
e accresce di peso e volume
il corpo nero sull’acqua

nel patto tra cielo e mare di spartirsi l’orizzonte,
un intruso che gorgoglia e zampilla,
una gobba che si solleva tra getti di vapore,
una terra emersa che sconfessa le carte

è una tendenza che il futuro riduce
a curiosa notizia
o una crisi che nel tempo si eleva
in montagna,
l’annuncio di un continente che incrina il nostro
e lo spacca e ricopre di lava?

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domenica 21 febbraio 2010

Genova


(Genova, 21 febbraio 2010, domenica)
474_IL RISCATTO

il sole tra le foglie
invece della pioggia sui rami spogli,
la penombra verde
al posto di un cielo acciaio a ferirci gli occhi:
sferzati dall’acqua, respinti dal vento,
vorremmo
un messaggio di primavera

il segnale
che non sia caduta in un tranello,
che sia trattenuta solo da una sosta nel tragitto,
che il suo carico di colori
sia sfuggito in Atlantico ad un’altra scorreria
di grigio e tempesta

in attesa dietro i vetri
ci prepariamo comunque ad una richiesta
di riscatto:
ma che duro e freddo metallo
potremo dare in cambio del suo tenero tiepido valore,
di che tesoro di monete privarci,
a quale prova d’amore siamo veramente disposti,
cosa possiamo senza rimpianto perdere,
che triste sicuro mondo lasciare,
pur di riaverla dopo un anno accanto?

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venerdì 19 febbraio 2010

il tubo


(Genova, 17 febbraio 2010, mercoledi)
473_PERDITA D’ACQUA

picchia da lontano
il martello che scava nella strada
per raggiungere un tubo
che nella notte ha ceduto

come c’inquieta
l’acqua che non vediamo
e scorre nel suo condotto
finchè per una crepa,
un movimento del terreno,
un incidente quotidiano,
non s’infiltra e affiora dal profondo
la domanda

se si fluisce
da inizio a fine per uno scopo,
in direzione utile
come il canale che alimenta il mulino,
riempie la vasca, muove le pale
e poi si disperde

oppure se
ad anello si annega e risorge
sempre nella stessa corrente.

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martedì 16 febbraio 2010

Genova


(Genova, 16 febbraio 2010, martedi)
472_BANDIERE OPPOSTE

maglie nere, calze bianche,
bandiere opposte sui balconi,
insegne adeguate al grigio
che regna da troppo tempo in cielo e terra

ogni colore di conforto
è fuggito per scampare al gelo,
lasciandoci soli in questo deposito di rottami,
prigionieri del vento
e insultati ad ogni passo
da ordini urlati che non capiamo

poi allargando lo sguardo sul resto del mondo,
un barlume di mimosa
rischiara l’angolo del giardino.

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lunedì 15 febbraio 2010

Genova


(Genova, 15 febbraio 2010, lunedi)
471_SCUOLA DEL DUBBIO

non è rimasto nulla
della giornata scontrosa che ieri
si nascondeva con sciarpa e cappello
e rispondeva con sguardo accigliato
ad ogni tentativo educato di approccio:
anzi ora compare
un accenno di sorriso a ponente,
un benevolo occhio di sole dall’alto

mutevole umore dei giorni di mare,
in cui ti svegli sereno
e incupisci nel declino di luce
o un mattino che inizia oppresso
si libera nel corso del tempo:
scuola del dubbio
che qui si frequenta senza iscrizione,
corso a vita sull’influenza del caso nella storia,
in cui mi preparo per l’esame finale.

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Genova


(Genova, 14 febbraio 2010, domenica)
470_VECCHIE PIUME

due merli s’inseguono neri,
nel grigio dei tetti bagnati:
un volo di coppia
in una stanza senza visibile uscita,
sorvegliata da un soffitto
che non promette varianti

dal numero degli anni trascorsi
condotti fino a quest’inverno,
veniamo insieme dalla primavera lontana,
accompagnati da un corpo
che ben conosciamo:
dal ramo più alto ad un angolo di tetto,
si spostano assieme le vecchie piume.

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venerdì 12 febbraio 2010

Genova


(Genova, 11 febbraio 2010, giovedi)
469_IN ATTESA

nella cenere affondano i tetti
la nave nera e tutti gli abitanti
compresi i gabbiani
e gli alberi in sonno,
in attesa della prevista neve

un inverno di continui allarmati annunci,
una minaccia costante che ci sovrasta dal cielo,
una speranza di progresso peggiore,
un’ansia di punizione,
di sentirsi colpevoli per tutto il bel tempo
che abbiamo promesso al mondo

come siamo passati in pochi anni
dall’arroganza delle previsioni epocali
all’incertezza di quelle quotidiane,
come abbiamo dato per sicura la primavera
e in marcia la futura estate
e siamo invece confinati
in un prolungato presente invernale

come giustificavamo tutto con l’attesa
del sole sorgente
e ora esitiamo in questo mattino
che non si vuol rivelare.

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Genova


(Genova, 10 febbraio 2010, mercoledi)
468_MONDO FREDDO

eravamo sperduti nella steppa e assediati dal gelo
o più semplicemente
rifugiati nel sonno al tepore delle coperte:
un risveglio con il sibilo del vento nell’orecchio,
un cappotto disteso come cielo
e la presenza della neve
appena dietro la collina che ci difende

sfiorati da un mondo freddo,
abbiamo notizia di stagioni peggiori
in altri tempi e regioni,
ma è del nostro piccolo inverno
che abbiamo timore:
lungo il corridoio a pareti opache e luce fioca,
condotti da una mano gelata
alla propria sedia di ferro,
in attesa di essere chiamati.

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Genova


(Genova, 9 febbraio 2010, martedi)
467_STRACCI APPESI

che mutande tristi
ho di fronte stese dal balcone dei vecchi,
che gatto bianco sugli scalini
è invece un sacchetto impigliato nella ringhiera

che stracci appesi nel cielo,
che pagine strappate al giorno,
che calze lunghe tirate per tutto l’azzurro,
che arrivo e partenza fuori vista,
che sorvolato puntino in terra.

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sabato 6 febbraio 2010

genova


(Genova, 6 febbraio 2010, sabato)
466_DUE TONI

a bordo tagliente il confine
tra due toni di azzurro,
a spigolo vivo tra due modi
per tenere soggetta la terra,
ai suoi colori di straccio sporco e bagnato

al nero di pioggia caduta per tutta la notte,
al cuoio di vecchia scarpa
che riappare dove l’erba è bruciata,
al mattone corroso per troppi passi

non illuso dalla foschia,
non consolato da nubi,
sul termine ultimo
si distingue il profilo ancora lontano
di quella certa nave in arrivo

poi lo sguardo ripiega sul vicino presente,
sulle braccia nude di una donna che stende
la fiducia nella giornata di sole.

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genova


(Genova, 5 febbraio 2010, venerdi)
465_TENTATA EVASIONE

dall’alto, del gatto in corsa si distingue
solo il moto delle zampe bianche:
il corpo scuro si confonde col terreno,
il pelo a strisce con le foglie a tappeto

una tentata evasione dall’inverno
in cerca di un tiepido riparo

solo noi animali più evoluti
sappiamo che non si sfugge a età e stagioni,
alla mancata carezza,
al piatto che resta vuoto.

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genova


(Genova, 5 febbraio 2010, venerdi)
464_CAPACITA’ DEI GATTI

un grosso gatto rosso scompare su per le scale,
come una macchia di colore nel giardino spento,
un colpo di pennello sul fondo uniforme

una veloce incursione sul terreno nemico
in un giorno di pioggia,
una bandierina pelosa che appare
sul ciglio della trincea

capacità dei gatti
di condividere i luoghi ma non l’ordine apparente
che noi crediamo assoluto,
esempio vivente di mondi sovrapposti
e regole non coincidenti,
ironia delle intenzioni
che sfuggite al controllo
ritroviamo accanto con aspetto diverso.

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mercoledì 3 febbraio 2010

genova


(Genova, 3 febbraio 2010, mercoledi)
463_LUNA COSTOSA

lunga manica con bottone d’argento,
è distesa una nuvola grigia con luna sbiadita:
medaglia corrosa
in onore della notte sconfitta

apro la finestra e mi trovo lasciato indietro
da silenzio e sonno a quest’ora già lontani:
la città accoglie un altro giorno invasore,
che sorge dorato e declina nel sangue,
con il suo ordine di ore scandite

il privilegio di prigioniero solitario
mi sottrae alle parate di rumore,
al pasto comune, all’appello serale:
cammino ignorato tra i confini
e aspetto che a dominare torni la luna,
bandiera di una patria troppo lontana
per i nostri poveri mezzi.

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martedì 2 febbraio 2010

genova


(Genova, 1 febbraio 2010, lunedi)
462_DECLINO IN BLU

piena di blu pesante
è la vasca sul fondo del giardino,
spoglio e bruciato dal gelo:
città che declina,
mentre la stagione nuova si prepara

esce dall’inverno con case più vuote,
alberi che rimangono neri,
ricordi più numerosi delle prossime foglie,
un mucchio di rimpianti
nell’angolo più battuto del vento

resta quell’acqua intensa,
gioiello sulla ruggine di una corona.

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mercoledì 27 gennaio 2010

Le nuvole di Terezin


disegno di Arnost Jilovsky,
nato 31/7/31 e morto 23/10/44 ad Auschwitz
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(Genova, 27 gennaio 2010, mercoledi)
461_VENTO E MEMORIA

finchè la finestra è ben chiusa
il vento è solo un distante fruscio:
ma basta uno spiraglio aperto,
un accenno di varco,
perché la memoria s’infili
e resti spogliato in una gelida stanza,
dove in un attimo tutto il calore si è disperso

certo tutto è successo in tempo e luogo lontano:
non è il ricordo di quello ch’è stato che ci difende,
ma il brivido che si rinnova nelle raffiche del presente.

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martedì 26 gennaio 2010

(Genova, 26 gennaio 2010, martedi)
460_VELO


come si piega il cipresso,
come fatica il gabbiano,
a contrastare questo vento
che accumula polvere d’oro sul fondo

come si avvolge di un velo prezioso
la città distesa nel gelo che scende:
al sole paralume di carta,
alla vista rete a maglia fitta,
al futuro incerta previsione.
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lunedì 25 gennaio 2010


(Genova, 25 gennaio 2010, lunedi)
459_OLTREMARE

come questo vento di neve che ha superato la collina,
la fiducia nel meglio sconfina
nella certezza del peggio:
per quanto si cerchi un pretesto a cui aggrapparsi
o puntare i piedi,
siamo spinti per un versante scosceso,
giù nella pendenza inevitavile verso il bordo,
la linea di costa confusa di nebbia

quando si ha davanti lungo tempo da vivere,
una scadenza lontana,
un numero di anni che si conta in decine,
si sale a due gradini per volta
a conquistare la vetta
e piantare la bandiera sul panorama:
alla fine
chi vive tra montagne ha saputo comunque
di altre cime intorno,
in collina, che oltre non finisce il mondo ma declina
e in pianura, che la strada prosegue oltre vista

ma per chi non crede all’America,
c’è il nulla dopo il mare che ha di fronte.

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domenica 24 gennaio 2010


(Genova, 23 gennaio 2010, sabato)
458_IN CORNICE

proprio quando mi affaccio,
si spengono le ultime luci:
perle di ambra sgranate per la salita,
bottoni gialli in asole allineate lungo il bordo,
punti di pennello che sbiadiscono sullo sfondo

nel quadro un sacchetto vola portato dal vento,
un segno informe all’altezza dei tetti
in balia della corrente:
mattino con sole vincente
nella veduta in cornice di finestra,
ritratto di giornata incollato s’una pagina privata,
bandiera in piena gloria,
foto che al tramonto sbiadisce in tasca
di vecchi prigionieri.

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mercoledì 20 gennaio 2010


(Genova, 20 gennaio 2010, mercoledi)
457_ORIZZONTE

un nuvolone copre l’orizzonte,
una groppa scura distesa
che ad ogni ora aumenta e avanza,
un pericolo nero
che incombe sul resto del giorno

all’arrivo di Colombo
vivevano sull’isola milioni di abitanti,
quarant’anni dopo erano tutti sterminati:
così comincia la storia che noi scriviamo
e gli altri subiscono,
non conoscendone lo scopo

dopo aver deportato l’Africa in America,
l’Europa invecchiando soccorre il mondo
e attenua il rimorso
correndo in aiuto degli antichi schiavi

come diventiamo buoni sotto la minaccia
del temporale.

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mercoledì 13 gennaio 2010


(Genova, 13 gennaio 2010, mercoledi)
456_STABILE GRIGIO

dominato dal grigio unica stoffa,
giace il mattino velato da una pioggia sottile
che lo tiene disteso e privo di forze

appesantito dall’acqua
che lo ha inzuppato per tutta la notte,
non si riesce ad alzare
o a trascinarsi nemmeno al riparo

conseguenze
di una previsione sconfortante d’incerto futuro,
dell’avvilente permanenza del maltempo
da nord al meridione,
della tendenza al declino
in aumento sull’intero paese

chi passa ti scansa e giudica
un vecchio ubriaco sdraiato per terra che si lamenta,
fra stracci e cartoni una avanzo di entusiasmo deluso,
un relitto di volontà che ha perso ogni certezza.

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lunedì 11 gennaio 2010


(Genova, 11 gennaio 2010, lunedi)
455_I MANDARINI

questo mandarino che sto sbucciando
forse è stato raccolto
da cui negri che si sono ribellati
laggiù nel sud

qui non è successo, perché li trattiamo meglio:
li lasciamo vendere borse sulle spiagge d’estate
e ombrelli nei mercati d’inverno,
affittiamo loro le case senza limiti di letti,
gli facciamo attendere a lungo i permessi
così imparano meglio la lingua,
e a chi troviamo fuori regola,
offriamo per mesi alloggio gratuito in villaggi riservati

come diceva anche mio zio, dei suoi operai:
bisogna trattarli bene,
se vuoi che rendano…
poi ha chiuso, scappando in Svizzera,
ma questa è un’altra storia.

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domenica 10 gennaio 2010


Rosarno - foto di Tony Vece per ANSA
(Genova, 9 gennaio 2010, sabato)
454_NUVOLE NERE

quindi questi negri non sono solo le docili bestie
che stanno per noi nei campi
dal mattino alla sera
a raccogliere verdura

quello che non accettiamo
e ci fa più paura della loro rabbia,
è di dover ammettere che per convenienza o complicità,
in paese o regioni o intera nazione,
viviamo sottomessi ai padroni di sempre

loro si ribellano e se ne vanno da uomini,
noi restiamo da servi nella vergogna.

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sabato 9 gennaio 2010


(Genova, 8 gennaio 2010, venerdi)
453_LA RITIRATA

strage di ombrelli per strada, sconfitti dal vento:
con stecche contorte, stoffe strappate,
giacciono ai bordi laceri e feriti
come durante una ritirata

un esercito in fuga per tornare alle proprie case
abbandona lungo il percorso uomini e mezzi,
manici e bastoni nei cestini

mentre l’imperatore ha raggiunto la capitale e vi si chiude,
arranca la retroguardia,
il resto dell’armata circondata dall’inverno.

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mercoledì 6 gennaio 2010


(Genova, 6 gennaio 2010, mercoledi)
452_EPIFANIA

un gelido presente segue la notte passata
di vento e neve:
riluce sul mare una fessura
sotto la porta di ferro e carbone

si dice che questa è la giornata
in cui gli animali ci parlano
e sono incerto se affrontare con scuse impotenti
i loro insulti e lamenti

uniti da un comune passato di fatica,
di gabbia e catene,
ormai noi troppo sordi e distanti
ne facciamo continuo argomento di lettura e visione:
con un brivido di rimorso mi nascondo allo sguardo
di una tortora che si è posata sul davanzale.

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martedì 5 gennaio 2010


(Genova, 4 gennaio 2010, lunedi)
451_NERO SU BIANCO

stupore di risveglio sotto la neve,
che un cielo così scuro imbianchi la terra:
per contrasto considero
la pagina coperta di segni e la confronto
con le impronte confuse di zampe sui tetti

di certo un senso unisce le parole
come tra loro i passi:
la ricerca di cibo,
il comando del branco,
la guardia al proprio confine,
l’urgenza di lasciare una traccia
che altri leggano su libri, tegole o strade

così per istinto, ambizione o caso
scriviamo sul panorama.

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domenica 3 gennaio 2010


(Genova, 3 gennaio 2010, domenica)
450_AUGURI COME

dal coperchio grigio di poco alzato
s’intuisce l’interno di carta velina:
un cielo grinzoso di azzurro chiuso nel pugno
e poi rilasciato

come l’involucro che fasciava le arance
con decori di oro e sangue

auguri come
se un numero aggiunto facesse l’anno migliore,
uno scatto di contatore
verso un futuro per cui nessuno azzarda promesse,
un’altra scatola archiviata sullo scaffale
in ordine progressivo.

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