MISURA e TRASCRIVI

MISURA e TRASCRIVI

gennaio a Genova

gennaio a Genova

Nuvole

Nuvole
foto di Anna Ducci

LA SERA




LA SERA

Chiudi tu la persiana
su quest’altro giorno che passa,

io mi aggrapperò ancora
all’ultima luce vegliata,

anche alla più lontana,
come quella che tra poco
cadrà dall’orizzonte,

perché voglio ancora credere
che di questo giorno
ne ho ancora tanto da vivere.

(Anna Ducci)


domenica 5 aprile 2009




(Genova, 8 marzo 2009, domenica)
363_ALTRI SEGNI


dal lucernaio un’arcobaleno davanti alla porta,
l’improvviso nero di un merlo
che si posa sulla ringhiera,
una mosca si sveglia prigioniera
e ronza fra le tende assolate,
la coperta d’insopportabile peso
che ci ha oppresso nella notte precedente,
ora sventola sulla corda


un sole opposto lampeggia da un vetro lontano,
una finestra almeno socchiusa
o l’intenzione comunque di credere
alla bella giornata.

domenica 8 marzo 2009


(Genova, 7 marzo 2009, sabato)
362_LA COPPIA DI GATTI


il sole si allunga lento e pigro sul davanzale
come quei gatti che vedo stesi sui mattoni:
il tepore sulla schiena è un braccio che vi si appoggia
e m’invita a guardare in basso


ai due felini da giardino
ora seduti e composti uno accanto all’altro:
ad occhi socchiusi agitando appena la coda,
c’inoltriamo nella nuova stagione,
in un altro marzo condiviso.

venerdì 6 marzo 2009


(Genova, 6 marzo 2009, venerdi)
361_TETTO BAGNATO


che tristezza vedere al risveglio il tetto ancora bagnato,
che la realtà non si nemmeno accostata al desiderio,
che anzi ne resta ben opposta e lontana
che l’umidità si rinnova di notte
e il giorno ne resta impregnato,
che l’entusiasmo con cui eravamo usciti allora,
ci s’inzuppa come il foglio tenuto a copricapo
come siamo traditi da una goccia nel collo,
malgrado il bavero alzato e l’esperienza
che vi abbiamo avvolto intorno,
senza trovare valido appoggio ma un fradicio appiglio
lungo il viscido percorso.

(Genova, 4 marzo 2009, mercoledi)
360_SEGNI


dal balcone un uccello nero
con battito pesante spicca il vole nella notte:
al risveglio saltella e cinguetta per tutto il giardino
invece ben altra banda
con ristretta sapienza di cittadino,
non riconosco per canto e colore questi nuovi abitanti,
ma è uno dei segni che l’inverno,
rauco di cornacchie e gabbiani,
si ritira
costretto a cedere minuti di luce e calore,
ogni giorno declina il suo potere e invano ci affligge ancora
di una pioggia sottile sulle piume di passeri e mimose
un ventaglio rosa si distende sui rami fra due case,
una testa gialla spunta dietro il muro,
in attesa che una stagione di nuove foglie
ci nasconda la vergogna della scarpata di rifiuti.

martedì 24 febbraio 2009


(Genova, 23 febbraio 2009, lunedi)
359_DAL DIARIO DI FIRPO_3


nel pieno inverno di guerra
il poeta s’incontra con gli amici ai giardini,
al riparo lui crede dalle spie di regime


si scambiano sottovoce gli accenni
che a fatica hanno colto tra le righe
di giornali blindati,
esultano alle incalzanti sconfitte
che s’intuiscono dietro i titoli reticenti,
s’incupiscono alle gridate vittoriose avanzate:
ma nessuna notizia è sicura
nemmeno se giunge da un quartiere diverso
della stessa città

ancora
sulla panchina si passa da entusiasmo a sconforto,
avvolti nell’incertezza come in un pesante cappotto,
con angosciata speranza si prova di continuo
a comporre la frase con le parole disponibili,
a immaginare le troppe mancanti.


(Genova, 23 febbraio 2009, lunedi)
358_PUNTO DELLA SITUAZIONE


un pallido sole dietro le tende tirate di un nuvolone,
una polvere sospesa sul confine di acqua e terra,
una piantina riversa nel vaso,
un povero ciuffo che ha subito le offese del gelo,
una testina avvolta nella coperta tra le rovine


un mattino sbiadito senza calore,
un tiepido consenso
per una ipotesi a breve scadenza e minimo costo,
uno sguardo accigliato a chi ci viene incontro,
un ascolto svogliato alle confuse ragioni di un altro,
una rassegnata attesa della paura che oggi ci tocca.

domenica 15 febbraio 2009


(Genova, 13 febbraio 2009, venerdi)
357_GUERRA DI UN GIORNO


in lontananza due bianchi galeoni spinti da oriente,
si aggregano con altre nuvole minori
in una flotta distesa per tutto l’orizzonte:
non si distingue bandiera che ci risolva il dubbio
se portano l’aiuto che abbiamo richiesto
o siamo perduti per l’arrivo dell’invasore


poi la giornata ci distoglie dall’attesa
che sfilino via o avanzino contro
e quando rialziamo la testa,
delle preoccupanti vicende del mattino rimane
una nuvoletta sul tramonto sospesa

tra due case uno stiletto di sole in ultimo affondo
s’infila e resta confitto per qualche istante sul muro,
poi un mantello infodera e spegne
lama e luce nel viola:
si allenta di notte la presa sul manico del coltello.


(Genova, 12 febbraio 2009, giovedi)
356_SFILATA


unico bottone la luna su camicia azzurra
poi il mattino se ne accorge
e tra cipresso e tetto la fa sparire sotto la cintura


più tardi il giorno indossa un gran colletto
di pizzo bianco disteso
e all’ora di pranzo sfoggia
un panciotto di tessuto compatto:
se ne libera nel pomeriggio
per mostrarsi a macchie di grigio e rosa

finchè avanza l’ora
dove si volta e in vestaglia di seta,
scompare in corallo e viola.

mercoledì 11 febbraio 2009


(Genova, 9 febbraio 2009, lunedi)
355_RISALITA


piume bianche staccate
da un’ala della notte riavvolta nel suo nido,
rimangono sospese
nel corso di una lenta caduta sull’acqua


intanto a terra si accendono le mimose,
a segnale di contraria direzione
inverdisce in cima il rameggio bruciato,
la ruota stridendo
dal fondo risale l’opposta pendenza.

(Genova, 8 febbraio 2009, domenica)
354_MINESTRA


scosto la tenda, apro le persiane, entro nel mattino:
una sciarpa svolazza da un collo fuori vista,
è la nuvola che ci taglia oggi il panorama
tra una pancia di piuma
e un piatto liquido di mercurio, piombo e cromo

al risveglio ritroviamo la cena rimasta sul tavolo,
la stessa fredda scodella di torbida minestra
in cui ci comandano d’infilare il cucchiaio
e noi a bocca serrata ci giriamo contro il muro:
a questo cielo prepotente
anche oggi non ubbidiremo.

lunedì 9 febbraio 2009


(Genova, 7 febbraio 2009, sabato)
353_IL SUONO


come allo sbocco di un tubo risuona dal basso
il fischio lungo del treno:
il vento vi soffia dentro e trasporta
i due toni d’allarme delle grù in moto,
il ronfare delle navi in attesa di partenza,
lo scorrere delle ruote su asfalto e binari,
un rombo lontano che precede
lo scroscio d’acqua in corsa verso di noi


se noi tendiamo l’orecchio al suono del mondo,
è un cigolio senza sosta di porte di ferro,
dischiuse al nostro ingenuo ingresso
e al termine, quando da rifiuti ne veniamo espulsi.

venerdì 6 febbraio 2009


(Genova, 6 febbraio 2009, venerdi)
352_NELLA POZZA

una spugna gonfia e grigia incombe:
gocciola e gronda alla mano che la strizza
poi più leggera e chiara si solleva
e lascia lucido il paesaggio
che pulito a fondo, inverdisce
in mezzo al nero splendente


alla pioggia il merito
di farci capire qualcosa della giornata:
da specchio lo sguardo ritorna
e come potremmo essere, vediamo nella pozza.

(Genova, 5 febbraio 2009, giovedi)
351_PARAGONI


tutto quello che in un senso ieri è trascorso,
ora torna indietro:
nuvole di aspetto diverso salgono a monte
e con gli stessi componenti di sempre
ottengono un risultato che appare nuovo in assoluto

un tratteggio di pioggia sfuma il ponente,
ancora una volta in questo mattino
ci raggiunge inzuppa e sorpassa,
s’incupisce poi rischiara:
nella minaccia, ci rassicura con il conforto di uno spiraglio
poi chiude ogni speranza a metà del giorno

di continuo sottoposti al moto di alterne fortune,
di tensioni per aria che scaricano a terra il loro contenuto,
di forze opposte in conflitto,
di correnti in ascesa e declino,
diffidiamo delle previsioni che finora ci hanno convinto

non si presentano mai allo stesso modo i temporali,
pur nel costante ciclo delle stagioni:
solo noi con la volontà di cambiare
possiamo rompere con questi paragoni tra la natura
e il nostro vivere,
separarci da ogni immutabile somiglianza,
prendere il controllo degli eventi per una direzione migliore,
dove poi godere senza confronti
della ripetizione mutevole di pioggia e sole.

mercoledì 4 febbraio 2009


(Genova, 4 febbraio 2009, mercoledi)
350_I SACCHI


il vento si è accanito per un giorno intero contro di noi,
senza riuscire nemmeno a dilatare la bocca
del sacco che ci contiene,
di tela grezza e sporco sul fondo di ruggine e terra:
trascinato sul ferro della stiva,
deposto sul cemento del piazzale,
caricato sulle assi del carro

una pila di sacchi
disposti a strati e ben chiusi,
con una data su ognuno marchiata di nero,
con altre simili si perde nell’ombra

a volte una foto, una voce, una riga, una cifra,
ci richiama sulla porta del magazzino:
che sconforto ci prende alla vista
dei mucchi di anni conclusi e riposti alle spalle,
allineati sotto la debole luce delle lampade

ci camminiamo in mezzo esitando
e in molti riconosciamo gli strappi ricuciti
da cui schivando la torcia del guardiano,
di nascosto abbiamo rubato dei giorni al ricordo.

lunedì 2 febbraio 2009


(Genova, 2 febbraio 2009, lunedi)
349_PAURA DI NEVE

richieste di aiuto dalla collina imbiancata:
qualcuno salga quassù a spargere il sale
sulla ripida strada,
ci colleghi con il resto del mondo,
non ci lasci isolati dai nostri simili
che in ambiente meno avverso detestiamo,
ci aiuti a smorzare il gelo che intorno a noi si spande,
a trattenere lo scarso calore
che da tempo disperdiamo


soffiano giù
i lamenti dalle cime dove ognuno si è rifugiato:
strada interrotta causa diffusa paura,
passo non percorribile per ostilità crescente

a denti stretti e visiera calata,
con catene indossate affrontiamo
questo inverno costante che prosegue nelle altre stagioni.


(Genova, 31 gennaio 2009, sabato)
348_ARIA DI NEVE


la coperta scura tirata sulla testa
scopre un lenzuolo livido rosa:
è il margine estremo di un cielo di ferro,
il bagliore fumoso della fornace
dalla fessura del coperchio annerito

alla finestra occhio nell’occhio alla stessa altezza
con il giovane gabbiano che nuota nell’aria di neve,
in direzione opposta a un inservibile mare

dal nostro riparo lo teniamo appeso,
contro le raffiche per nostro conto,
come non sappiamo più fare
a disprezzo di pioggia e vento.

domenica 1 febbraio 2009


(Genova, 29 gennaio 2009, giovedi)
347_ARANCE

arance dall’alberello cadute sul cemento
del giardinetto prigioniero,
frutti sprecati di tanto impegno
a cercare il sole riflesso tra i muri:
sfere sul biliardo di una partita incompleta
rotolate a marcire in angolo,
tiri di sponda di scarso risultato

nel silenzio della sala
vibra lo schiocco dello scontro tra le sfere:
la pietra sotto il panno
è la stessa nera materia di tetti e lavagne
che attutisce il rimbalzo e stride al gesso in mano

sto in silenzio davanti ad una operazione
di cui non trovo risultato,
ad una frase che riscrivo senz’accettare la punizione:
sono sempre il solito alunno ribelle
alle cui domande nessuna scuola risponde

nell’ultimo banco, alla fine dei giochi,
selvatico e amaro
come le povere arance in terra,
ornamento di ville in riviera, qui cresciute in tristi cortili.

giovedì 29 gennaio 2009


(Genova, 26 gennaio 2009, lunedi)
346_NASCOSTA PARTENZA


da un margine indistinto, da nebbiosa origine,
un rotolo fuori vista viene teso sopra di noi,
una stoffa pesante in fili di argento e piombo
che dai piedi al capo ci ricopre
da un paese perduto in un deserto d’acqua,
nascosta partenza di una giornata senza rotta precisa,
a macchine lente in attesa di destinazione,
di carico certo già pronto in un porto definitivo.

mercoledì 28 gennaio 2009


(Genova, 28 gennaio 2009, mercoledi)
345_PAUSA


una bandierina lunga lunga e nera
come strappata dalla sua asta
e tenuta in orizzonte sospesa:
straccio da battaglia sullo sfondo del fumo dei cannoni
che da levante si espande


le ultime bordate notturne ancora a galla
in un pacifico azzurro:
una giornata di tregua, di trombe in silenzio,
senza tamburi e urla di furore
a incitare in attacco

a curare invece le ferite sotto un telo macchiato:
sappiamo bene che non è pace duratura,
ma una pausa di sole d’inverno
tiepido e stanco tra le rovine.

martedì 27 gennaio 2009


(Genova, 27 gennaio 2009, martedi)
344_VENTO SORPRESO


un vento con la neve alle spalle,
s’infila tra noi cercando riparo:
nella corsa maldestra,
arruffa e scuote alberi e panni,
tiene sospesi gabbiani e frulla passeri e foglie,
strappa ciuffi di nuvole e stende in ricami,
sbuca e resta in volo stupito sul mare oggi dipinto
con oro e argento e un velo di bianco
sul blù di fondo

ho viaggiato per miglia oltremonte
nella nebbia della terra gelata che vi circonda,
di cui avete indizio ma non vista e certezza,
per fermarmi con sorpresa alla bocca rubino dell’amata,
nel sorriso di buona giornata distesa

scusate amica mia, il respiro in affanno,
lo scomposto vagare tra strade e palazzi,
il fischio che ogni tanto mi sfugge:
è l’ansia di aver così a lungo provato a cercarvi.

lunedì 26 gennaio 2009


(Genova, 26 gennaio 2009, lunedi)
343_BARCHETTE


piccole vele in regata ruotano intorno ad un centro,
come pezzetti di carta ad uno scarico sommerso:
una lettera che avevo scritto e non spedito,
trovata in mezzo ad un libro,
un foglio strappato e sparso sull’acqua in pezzi


barchette che girano in tondo,
anniversari a galla di un passato che il risucchio non inghiotte:

tra le tante colpe degli anni trascorsi,
ammetto quella di non essere stato complice
degli assassini ma nemmeno delle guardie


la nostra sconfitta è stata di rimanere ostaggi
di opposte pistole,
di aver perseguito lo scontro in campo aperto
e non per agguati di milizie nemiche
in strada e nei portoni

navigo contro e mi sottraggo all’imbuto:
l’errore non è dove o quando, ma nel come opporsi

la vera condanna di un ribelle non pentito,
è continuare a vivere in un mondo che non è cambiato,
a scontare da quei giorni la pena nel dubbio
di aver lottato per una illusione.

domenica 25 gennaio 2009


(Genova, 24 gennaio 2009, sabato)
342_COLORI

al tempestoso coperchio a ponente,
un giallo sottostante di lampioni oltre orario,
il nero verde lucente dei tetti d’ardesia
e chiome di alloro nei giardini


una brutta nave conclude i suoi affari,
al riparo dalla brodaglia verdastra che la piena dei fiumi
riversa e oltre la diga ribolle

un gabbiano si apposta da ladro sul tetto,
bianco nel grigio come nel vento la neve:
ogni colore ammaina bandiera.


(Genova, 23 gennaio 2009, venerdi)
341_PRESENTE DI LATTA


ci siamo svegliati con una fronte increspata di rughe
e la pensierosa minaccia si è avverata:
la pioggia sottile uccide ogni illusione
di un accettabile giorno,
il mare impaurito si nasconde dietro il tendaggio
e ne schiuma di onde il bordo


in fuga senz’azzurro o bianco e nero,
in un corridoio di cenere uniforme su ogni versante,
un sottopassaggio interminabile di cemento a luce diffusa
che sbuca in vista di grù e navi ferme,
sagome di ferraglia ritta e coricata
in acqua fangosa

nel presente in scatola di latta e piombo,
per contrasto ti voglio ricordare
di come ci siamo stretti tenendo in pugno
giorni di smeraldo e blù zaffiro,
sorti con l’oro e sfumati nel corallo,
sparsi sul tavolo a carezze e occhi lucenti.

venerdì 23 gennaio 2009


(Genova, 23 gennaio 2009, venerdi)
340_NOTIZIE DAI FORNELLI


comparse nella notte, ricoprono il mattino:
nuvole piatte, allineate padelle sospese,
vassoi di ossidato metallo di cui ci sorvola il fondo,
c’ingombrano il tavolo come piatti di portata
non consumati


ricette messe in pentola e assaggiate appena,
problemi non risolti e accantonati
di cucina internazionale:
giriamo attorno al mondo con la forchetta
a infilzare bocconi assortiti,
per dare almeno un morso al disastro del giorno

i mille morti ormai fra gli avanzi dei pasti recenti,
con il pane già secco e la traccia di vino
in fondo al bicchiere

fra poco è l’ora delle notizie dai fornelli:
aspettiamo impazienti di gustare
come oggi abbiano combinato
i soliti ingredienti.


(Genova, 22 gennaio 2009, giovedi)
339_AMMIRA LA NUVOLA IN MOTO


bianchi pennacchi e piume avanzano dal fondo
sulla groppa scura di una carovana,
sbuffi di vapore da bocche di camini,
cime di neve coi piedi nella pozza
di acqua e carbone,
teste per aria tra la folla cupa,
segni ribelli schizzati sul muro vietato

non c’è parola veloce da scrivere in tempo
il mondo che di continuo ci passa in capo:
mentre cerchiamo la definizione,
il fenomeno è apparso e già consumato,
un odore di scarica scoccata ci pizzica il naso,
l’occhio stupito ancora non crede di aver visto il bagliore,
l’angelo che annuncia e svanisce,
la traccia di un atomo sullo strumento

una tendenza emerge con il suo contrario,
di entrambi occorre prendere nota e seguire sviluppi
ma una variante imprevista poi sorge
e scombina modello e certezze

ammira la nuvola in moto, esempio del dubbio,
gigante disposto a mutare in fumo
sostanza e opinione.

martedì 20 gennaio 2009


(Genova, 20 gennaio 2009, martedi)
338_CIELO BASSO


dal taglio di una tasca spunta sulla collina
un lembo di nuvola impigliata nella piega,
tre lampioni di topazio brillano
nel vapore che nasconde la cima

un albero nero, una casa di pietra, un traliccio affilato:
tre spille appuntate sul bavero di pelo bagnato
che pesa sul resto del corpo seduto
dentro la valle

nel cielo basso disceso,
la strada che sale si perde:
eppure di questa vicinanza non ci rallegriamo
anzi ritrosi all’occasione di potersi toccare,
ci ripariamo sotto cappuccio ed ombrello

infatti alto e azzurro
è il cielo che ci piace,
irraggiungibile esempio delle qualità migliori,
non lo specchio in cui ci riconosciamo
con il brivido umido strisciante nel collo.

domenica 18 gennaio 2009


(Genova, 17 gennaio 2009, sabato)
337_AL RIPARO


contro un fondale scarlatto,
un corteo di uomini e animali procede verso monte:
un asino e il suo conduttore,
che incalzato dal vento diventa rampante centauro,
un gregge di lana scura,
che si disperde inseguito da una belva panciuta


tutti corrono in cielo a quest’ora
per sfuggire alla notte in un riparo sicuro


nascondetevi di nuvole,
voi che cercate scampo allo sguardo del nemico,
copritevi con questi cuscini di ombra pelosa,
infilatevi sotto le spesse coperte che il buio lascia cadere,
uniformate il vostro calore alla pietra delle rovine,
che nessuno nelle tenebre
possa intuire il vostro essere vivi.

sabato 17 gennaio 2009


(Genova, 16 gennaio 2009, venerdi)
336_FUMO


fumano di azzurro e diversa potenza,
il camino di una casetta
e una ciminiera di nave in partenza

l’aria circostante al calore trema
di un brivido a contrasto tra stufa e motori:
un tubo diritto sorpassa il tetto scosceso
che si circonda di orti
per restare meglio appeso in collina,
un cono soffiante sull’acqua
è impaziente di mettere fuori la prua
e togliersi da ogni legame.

venerdì 16 gennaio 2009


(Genova, 15 gennaio 2009, giovedi)
335_NEBBIA E NAVE


una sagoma scura nella nebbia sottile,
un vascello fantasma dagli alberi alti e il nero castello,
malgrado ci rassicuri l’ora diurna
è in sosta fuori dal porto

da solo attende un segnale d’ingresso,
un messaggio che garantisca l’accosto,
una squadra pronta in banchina,
una cima che lentamente tiri e trattenga uniti
due mondi

ci si tocca, ci si lega,
si scambiano gli anni tra stiva e terra,
in breve si è vissuto assieme

a lavoro concluso, voltate le spalle,
chi rimane muove al riposo,
la nave di notte al mare aperto.

giovedì 15 gennaio 2009


(Genova, 14 gennaio 2009, mercoledi)
334_CONTATORE


azzerate il contatore: si riparte da mille

a minuti aspettiamo
la prima vittima da inserire nella nuova lista:
il numero ha un peso per cantare vittoria
o chiedere tregua
e con il punteggio raggiunto delle migliaia,
si può iniziare a trattare

vi spedirò mille lettere al giorno
da parte di quelli che non possono più farlo,
anche a nome di chi non teneva fra le dita la penna
per età o troppo impegno a restare vivo:
al posto vostro mettiamo le parole
che avreste voluto continuare a dire

per questo dobbiamo scrivere, noi senz’altro in mano,
che gli altri mille a nome di uomo
di cui parliamo.


(Genova, 14 gennaio 2009, mercoledi)
333_TRAMONTO DI UN ROSA SBIADITO


tutta muso e coda una nuvola ad ali piegate
sosta in vista del tramonto,
ma in attesa di una direzione precisa si dissolve

è non scegliere che consuma le forze
e quando è ora di reagire,
il corpo si è mutato in vapore,
la volontà si trova in brandelli,
a macchie in conflitto di cui il vento
fa quello che vuole

troppo tardi se ne accorge
chi cerca sempre di mediare
tra corretta umidità e giusto calore,
troppo impegnato a tenersi per aria
nella corrente ascendente

scuotendo la testa, vi guardiamo da sotto,
nuvolette di rosa sbiadito che la notte s’inghiotte.


(Genova, 14 gennaio 2009, mercoledi)
332_VASO CON PALMA


un grande vaso con palma è rovesciato,
vittima del vento notturno s’un tetto piatto
e nella caduta ha trascinato gli arredi estivi
di panca, tavolino e sedie

un caduto di cui nessuno finora si accorge,
un evento ai piani superiori a cui si accede
solo con clima a favore e animo ben disposto
non come questi giorni di rigore,
di schiaffi di gelo e brividi nella schiena,
a quello che dobbiamo vedere

in verità nessuno ha voglia di salire
per rimediare al disastro
e si attribuiscono colpe ai diversi proprietari,
fra cui è diviso il terrazzo:
a chi non ha tenuto ben legato l’arbusto
o è complice di averlo troppo cresciuto
o di non aver interposto adeguato spazio tra i confini

intanto si attende che il tempo migliori
o cambi l’amministratore,
per mettervi piede o rimedio.


(Genova, 14 gennaio 2009, mercoledi)
331_RIFUGIO


nella nostra notte al riparo dei muri
il vento a noi è un sussurro,
ma fuori costringe curvi a cercare un rifugio

nelle riprese notturne, i fuochi di fosforo
scendono a grappoli,
un mazzo a rovescio di fiori dal gambo fumoso
che splendono gialli sui tetti
e chi ne riceve l’omaggio viene bruciato

non hai posto dove andare se non l’angolo
più interno della casa,
più a fondo nella tana dove ti danno la caccia,
da vivo più addentro alla terra,
che da morto in pace.


(Genova, 14 gennaio 2009, mercoledi)
330_INVITO


secondo il foglietto,
i civili devono allontanarsi dai militanti
per far sapere che sono innocenti,
interponendo maggiore spazio tra loro:
più del metro che la densità consente,
più della distanza del braccio teso che ci separa


forse in piedi contro il muro,
muti per non essere ritenuti complici a portata di voce,
ad occhi chiusi per non scambiare intese sospette,
con le mani sulle orecchie per non ricevere ordini,
senza muovere passi in nessuna direzione,
immobili come già morti, si può scampare.

mercoledì 14 gennaio 2009


(Genova, 13 gennaio 2009, martedi)
329_MONETA DI LUNA

ho visto una moneta di luna,
un attimo prima che sparisca in tasca alla collina,
un gettone di argento corroso,
che una fessura inghiotte in cambio di una giornata
lucente di vento

incalzato da un moto inesauribile,
tutto è teso ad un fine
che spinge verso mare
alberi pennacchi e lenzuola
in concerto di soffi tonfi stridori e schiocchi

un fruscio di lamenti,
di chi si appende ad ogni sporgenza e cerca di restarvi aggrappato,
per non venir strappato via da una raffica più forte
e non si rassegna a lasciare il ramo il camino la terra
ed essere disperso in aria per sempre.

(Genova, 11 gennaio 2009, domenica)
328_DEDICA

osservo la città dove vivo e la confronto
con l’altra sotto assedio in questi giorni

un luogo di seicentomila prigionieri,
di chi ha perso l’occasione propizia per fuggire
ed è stato trattenuto dalla catena degli affetti
o dalla ciotola della sopravvivenza,
dalle progressione incalzante dei compiti
che ripetuti consumano gli anni,
in ostaggio ad un potere
che amministra la vita con inganno e ricatto
e sottomette ogni giorno e slancio al suo interesse

la situazione peggiore è di quelli che hanno tentato la sortita,
ma si sono fermati al primo confine,
in quello spazio di sterpaglie tra le due cinta di mura

estromessi dal cerchio più interno,
non sono più visibili da chi vi è rimasto incluso
e senza il miserevole conforto di scontare insieme
la stessa condizione,
sono ignorati dal resto del mondo sull’altro lato del muro.

domenica 11 gennaio 2009


(Genova, 11 gennaio 2009, domenica)
327_NOTA PER LE VITTIME

esce in volo il drone dal suo nido,
in cerca di prove:
esplora il terreno e registra ogni segno sospetto

qualunque azione in campo avverso è confrontata
con l’archivio centrale dei pericoli latenti,
per reagire in modo adeguato al continuo allarme
dei loro tiri a casaccio

così vola l’angelo del signore sul nemico d’israele
e riferisce al superiore comando:
ma c’è un margine minimo d’errore
nell’interpretare la sua visione

un gruppo di bambini,
come banda di armati sul tetto della scuola;
un intenso via vai di ambulanze dall’ospedale,
come rifornimento in corso ad una base di lancio;
un carretto dal carico ingombrante,
il mezzo mimetico di trasporto per le munizioni;
dei passanti in corsa lungo i muri,
uno spostamento di combattenti

è urgente un diverso tipo di conflitto più gentile,
che causi solo vittime fra gli addetti
senza danni per gli spettatori:
una ostilità trattenuta nei limiti dell’utile,
un modello più evoluto che distingua
tra l’effettiva minaccia e la simulata aggressione

ci scusiamo intanto per gli spiacevoli errori
in cui siamo incorsi durante lo sviluppo
di una guerra migliore.

sabato 10 gennaio 2009


(Genova, 10 gennaio 2009, sabato)
326_DIREZIONE OBBLIGATA

nonostante i muri si sente
il rombo di fondo che insegue
la notte in fuga nel giorno

anche a vetri chiusi trapassa il sibilo costante
che circonda e scuote
alberi e antenne, stracci e tende

tiene sospesi i gabbiani e le voci,
disperde nuvole in fumo e confonde opinioni,
soffia sotto la porta e percorre in brivido la casa,
in ogni occasione a favore s’infila e suscita polvere:
conseguenze a contorno di una tendenza dominante

dietro l’angolo affilato dallo strofinio del vento,
viviamo un punto del giorno dove tutto si piega
in direzione obbligata.

venerdì 9 gennaio 2009


(Genova, 8 gennaio 2009, giovedi)
325_A MACCHIE

macchie di neve su fondo nero
di tetti e giardini nell’ombra:
anche il cielo ne prende l’aspetto
e si chiazza di azzurro asciutto
sul panno sporco

retroguardie isolate
in lenta ritirata al riparo del muro,
sullo spiovente meno esposto,
trattando la resa in crescendo gocciolio

in missione da ieri a terra cadute,
siamo stanche di fuggire al destino:
che alla fine succeda,
di perdere ogni residuo candore
in una pozza fangosa.

(Genova, 7 gennaio 2009, mercoledi)
324_GUERRA ORARIA

dalle 13 alle 16 guerra sospesa
per pausa umanitaria:
da una parte, si scava una buca più profonda;
dall’altra, si studiano i prossimi obiettivi;
su ambedue, ci si prepara alla diretta in prima linea

del resto

non si poteva passare il giorno
a seguire i continui notiziari

in antico si combatteva per trenta o cent’anni
ma solo d’estate,
con beneficio di vittime, fornitori di bombe e cronisti

la guerra è una attività con intenso impegno
di risorse umane e mezzi
e per gli alti costi richiede un’adeguata durata

è meglio che non sia troppo breve,
per consentire l’avvio delle intense trattative,
il movimento incrociato di ambasciatori tra le capitali
e gli appelli alla pace di attori e comparse

ma nemmeno deve allungarsi tanto
da far declinare l’attenzione degli spettatori.

mercoledì 7 gennaio 2009


(Genova, 7 gennaio 2009, mercoledi)
323_SOLE DI LIMONI

sole di limoni e marte melograno,
nel planetario appeso ai rami spogli,
astronomico esempio nei giardini d’inverno

in un denso anello di frammenti di ghiaccio
navighiamo tra orbite di mondi desolati,
attratti da periferici pianeti di sterpaglie arrugginite,
di scampati vegetali tra rovine sparse,
lasciando confuse impronte s’una soffice luna nevosa.

martedì 6 gennaio 2009


METEODIARIO ANNO PRIMO
di Enrico Mario Lazzarin e Gianriccardo Scheri

"MeteoDiario" è una iniziativa, che nata inizialmente come scambio
giornaliero di e-mail con testi ispirati alle condizioni meteo

nelle rispettive città, all'inizio dell'inverno tra il 2007 e il 2008,
ha trovato nella forma del blog in rete un mezzo per raccogliere
e presentare i testi scelti ogni settimana dagli autori.

Non è nato come progetto preordinato di "vetrina letteraria",

ma piuttosto come un casuale gioco a due, che si è dato via via
delle regole di base e una meta iniziale da raggiungere:
l'inizio della primavera 2008.
Una specie di "corsa a tappe" fra avversità e bellezze dell'inverno

sul mare e in collina, che una volta raggiunto il primo traguardo
stagionale, sta continuando con una cadenza di pubblicazione
più diluita ma secondo lo spunto iniziale:
uno scambio di emozioni messo in comune con i lettori in rete.

La prolungata produzione e lo scambio di testi, ha favorito anche

una lenta ma percepibile trasformazione personale degli autori:
nelle abitudini di scrittura, nei temi trattati, nelle immagini
poetiche che il mutare delle condizioni atmosferiche ha suscitato
in entrambi.
L'osservazione del cielo si trasforma così in riflessione

sulle vicende di terra, in cui lo sguardo indaga l'ambiente urbano
e le condizioni di vita circostanti, le nuvole descritte rimandano
agli abitanti che sorvolano.

Lo sviluppo tecnico degli ultimi anni, ha reso più facile l'utilizzo

degli strumenti di comunicazione telematica, fornendo ad una
sempre più vasta platea di utenti la possibilità di accedere
in modo creativo alla rete: nello stesso momento, in tutto il mondo,
milioni di utenti "navigano" e si possono scambiare messaggi
sotto forma scritta, sonora e visiva.

Nel nostro caso, abbiamo utilizzato uno degli strumenti più diffusi

per la creazione di un "diario di bordo" o blog, che alimentato
con testi e foto, da 1 anno "trasmette e riceve".
La rete così può essere anche intesa come territorio di poesia,

in cui senza corpo visibile d'inchiostro su carta, proseguono
ad esistere le parole che abbiamo immesso e che rimangono
per sempre disponibili ad ogni potenziale lettore
e al suo intervento critico.

Grazie per l'attenzione.
Gianriccardo Scheri / Enrico Mario Lazzarin

www.meteodiario.blogspot.com
www.meteogenova.blogspot.com
www.meteosettimo.blogspot.com


(Genova, 6 gennaio 2009, martedi)
322_GUERRA DOMESTICA

nella notte svegliati da una rissa nel cortile
tra due vicini
per la proprietà di una stanza da sempre contesa
e ora divisa da un muro

gli altri abitanti, disturbati dal clamore,
dalle finestre invitano i litiganti
se non ad una pace duratura,
almeno ad una tregua temporanea
che ci lasci tornare a dormire
ma nessuno scende a separarli

ai piani più alti
sono trascorse le feste, scambiati i regali, i saldi avviati,
tolti gli addobbi e smontato il presepe
e ora guardano dietro i vetri, scuotendo la testa:
sono ancora quelli del pianterreno,
di nuovo in guerra.

lunedì 5 gennaio 2009


(Genova, 5 gennaio 2009, lunedi)
321_GAZA NEWS

un buco nel fondo del pentolone buio
lascia cadere
una moneta d’oro sul banco di ardesia:
un cerchio di sole in mare
è il pedaggio pagato dalle nuvole
per transitare sulla città

un telo da più parti e con troppa forza tirato,
che si rompe a brandelli o avvolge in rulli affiancati,
una invasione a cui si può sfuggire aprendo l’ombrello:
alla finestra nubi di pioggia,
al notiziario colonne di fumo.

(Genova, 4 gennaio 2009, domenica)
320_DAL DIARIO DI FIRPO (2)

pausa di tepore nel corso dell’inverno,
giorno con la schiena contro il muro e il sole di fronte,
tregua concessa per curarsi dai colpi del gelo:
come al poeta salito sul monte,
sotto il suo castagno preferito

come si stupisce che il ritorno della libertà
non sia sconfitta dell’egoismo
e la pace non sia vittoria di giustizia
e le miserie di vita
siano scampate e tornino regola comune

noi più moderni e cinici ormai sappiamo
che il sole dell’avvenire
segue ad un disastro e ne precede uno peggiore,
che ogni stagione a favore si paga più cara alla seguente,
finchè restiamo legati a questa ruota,
con la fatica di milioni a suo tempo messa in moto,
che ci trascina
ci solleva e precipita
ci compra e getta via

chi è stato ingenuo ha desiderato iniziare il viaggio,
noi passeggeri atterriti non riusciamo
più ad evitare la meta.

domenica 4 gennaio 2009


(Genova, 4 gennaio 2009, domenica)
319_MEZZALUNA

notte di luna gelata,
lama ricurva di acciaio sospeso,
più tardi calando
spicchio d’arancia che scivola dal piatto
e il nero di collina l’inghiotte

le notizie della notte ci lasciano con il dettaglio
che di quindici secondi l’allarme precede il missile
e non sai dire dove possa cadere:
per reagire a questo terrore affidato al caso
si è deciso
di colpire obiettivi certi dall’altra parte,
dove siamo sicuri che il numero
compensi l’angoscia della sorte.

sabato 3 gennaio 2009


(Genova, 2 gennaio 2009, venerdi)
318_NUVOLE DA MUSEO

una lisca di pesce gigante appesa su di noi
come lo scheletro della balena al soffitto del museo

in mezzo alla sala
il siluro grigio lucente
dello squalo impagliato di spaventosa grandezza,
con più file di denti nella bocca spalancata su di noi
e la testuggine che immensa ci naviga sulla testa
con l’occhio disilluso di un acrobata centenario

ognuno interpreta la sua parte
nell’ordine del creato a nostra misura decifrato:
sul fondo della vetrina,
a luce radente di primo mattino
sono esposti dei manufatti di ambiente urbano,
ricostruito con assoluta fedeltà al vero.

giovedì 1 gennaio 2009


(Genova, 31 dicembre 2008, mercoledi)
317_PRESEPI INVENDUTI

i giorni più tristi sono tra natale ed epifania
per gl’invenduti personaggi dei presepi:
i giuseppe, le marie, asini e bovini ancora in mostra,
componenti duplicati di unica famiglia
in scatole separate

angeli smarriti sullo scaffale
all’annuncio di ultime offerte,
pastori in cammino con pecore al collo,
coricati allineati e chiusi in confezioni
di plastica e cartone:
splende in cielo una stella
e sibilando si abbatte a poca distanza
nel modello attuale di palestina esposto

il nostro di tre palme, capanna e stagno con le ochette,
l’abbiamo già riposto per l’anno venturo
sull’ultimo piano al buio della dispensa.



(Genova, 30 dicembre 2008, martedi)
316_ABAT-JOUR

altissime briciole sospese
i gabbiani controvento:
segni bianchi e neri,
sulla carta di giornale a velo di paralume

un mattino malato
ritarda il suo risveglio,
un pallido sole in bottiglia
richiuso sul fondo,
un fumoso bagliore d’incendio lontano

la febbre della notte è scesa,
stai lì tranquillo con l’abat-jour accesa vicino,
coperta da un foulard porpora a disegni d’oro,
dal lavoro torno più presto che posso,
dice mia madre uscendo a quest’ora.

mercoledì 31 dicembre 2008