LA SERA
LA SERA
Chiudi tu la persiana
su quest’altro giorno che passa,
io mi aggrapperò ancora
all’ultima luce vegliata,
anche alla più lontana,
come quella che tra poco
cadrà dall’orizzonte,
perché voglio ancora credere
che di questo giorno
ne ho ancora tanto da vivere.
(Anna Ducci)
(Genova, 26 gennaio 2009, lunedi)
346_NASCOSTA PARTENZAda un margine indistinto, da nebbiosa origine,
un rotolo fuori vista viene teso sopra di noi,
una stoffa pesante in fili di argento e piombo
che dai piedi al capo ci ricopre
da un paese perduto in un deserto d’acqua,
nascosta partenza di una giornata senza rotta precisa,
a macchine lente in attesa di destinazione,
di carico certo già pronto in un porto definitivo.
(Genova, 28 gennaio 2009, mercoledi)
345_PAUSAuna bandierina lunga lunga e nera
come strappata dalla sua asta
e tenuta in orizzonte sospesa:
straccio da battaglia sullo sfondo del fumo dei cannoni
che da levante si espande
le ultime bordate notturne ancora a galla
in un pacifico azzurro:
una giornata di tregua, di trombe in silenzio,
senza tamburi e urla di furore
a incitare in attacco
a curare invece le ferite sotto un telo macchiato:
sappiamo bene che non è pace duratura,
ma una pausa di sole d’inverno
tiepido e stanco tra le rovine.
(Genova, 27 gennaio 2009, martedi)
344_VENTO SORPRESO
un vento con la neve alle spalle,
s’infila tra noi cercando riparo:
nella corsa maldestra,
arruffa e scuote alberi e panni,
tiene sospesi gabbiani e frulla passeri e foglie,
strappa ciuffi di nuvole e stende in ricami,
sbuca e resta in volo stupito sul mare oggi dipinto
con oro e argento e un velo di bianco
sul blù di fondo
ho viaggiato per miglia oltremonte
nella nebbia della terra gelata che vi circonda,
di cui avete indizio ma non vista e certezza,
per fermarmi con sorpresa alla bocca rubino dell’amata,
nel sorriso di buona giornata distesa
scusate amica mia, il respiro in affanno,
lo scomposto vagare tra strade e palazzi,
il fischio che ogni tanto mi sfugge:
è l’ansia di aver così a lungo provato a cercarvi.
(Genova, 26 gennaio 2009, lunedi)
343_BARCHETTEpiccole vele in regata ruotano intorno ad un centro,
come pezzetti di carta ad uno scarico sommerso:
una lettera che avevo scritto e non spedito,
trovata in mezzo ad un libro,
un foglio strappato e sparso sull’acqua in pezzi
barchette che girano in tondo,
anniversari a galla di un passato che il risucchio non inghiotte:tra le tante colpe degli anni trascorsi,
ammetto quella di non essere stato complice
degli assassini ma nemmeno delle guardie
la nostra sconfitta è stata di rimanere ostaggi
di opposte pistole,
di aver perseguito lo scontro in campo aperto
e non per agguati di milizie nemiche
in strada e nei portoni
navigo contro e mi sottraggo all’imbuto:
l’errore non è dove o quando, ma nel come opporsi
la vera condanna di un ribelle non pentito,
è continuare a vivere in un mondo che non è cambiato,
a scontare da quei giorni la pena nel dubbio
di aver lottato per una illusione.
(Genova, 24 gennaio 2009, sabato)
342_COLORI
al tempestoso coperchio a ponente,
un giallo sottostante di lampioni oltre orario,
il nero verde lucente dei tetti d’ardesia
e chiome di alloro nei giardini
una brutta nave conclude i suoi affari,
al riparo dalla brodaglia verdastra che la piena dei fiumi
riversa e oltre la diga ribolle
un gabbiano si apposta da ladro sul tetto,
bianco nel grigio come nel vento la neve:
ogni colore ammaina bandiera.
(Genova, 23 gennaio 2009, venerdi)
341_PRESENTE DI LATTAci siamo svegliati con una fronte increspata di rughe
e la pensierosa minaccia si è avverata:
la pioggia sottile uccide ogni illusione
di un accettabile giorno,
il mare impaurito si nasconde dietro il tendaggio
e ne schiuma di onde il bordo
in fuga senz’azzurro o bianco e nero,
in un corridoio di cenere uniforme su ogni versante,
un sottopassaggio interminabile di cemento a luce diffusa
che sbuca in vista di grù e navi ferme,
sagome di ferraglia ritta e coricata
in acqua fangosa
nel presente in scatola di latta e piombo,
per contrasto ti voglio ricordare
di come ci siamo stretti tenendo in pugno
giorni di smeraldo e blù zaffiro,
sorti con l’oro e sfumati nel corallo,
sparsi sul tavolo a carezze e occhi lucenti.
(Genova, 23 gennaio 2009, venerdi)
340_NOTIZIE DAI FORNELLIcomparse nella notte, ricoprono il mattino:
nuvole piatte, allineate padelle sospese,
vassoi di ossidato metallo di cui ci sorvola il fondo,
c’ingombrano il tavolo come piatti di portata
non consumati
ricette messe in pentola e assaggiate appena,
problemi non risolti e accantonati
di cucina internazionale:
giriamo attorno al mondo con la forchetta
a infilzare bocconi assortiti,
per dare almeno un morso al disastro del giorno
i mille morti ormai fra gli avanzi dei pasti recenti,
con il pane già secco e la traccia di vino
in fondo al bicchiere
fra poco è l’ora delle notizie dai fornelli:
aspettiamo impazienti di gustare
come oggi abbiano combinato
i soliti ingredienti.
(Genova, 22 gennaio 2009, giovedi)
339_AMMIRA LA NUVOLA IN MOTO
bianchi pennacchi e piume avanzano dal fondo
sulla groppa scura di una carovana,
sbuffi di vapore da bocche di camini,
cime di neve coi piedi nella pozza
di acqua e carbone,
teste per aria tra la folla cupa,
segni ribelli schizzati sul muro vietato
non c’è parola veloce da scrivere in tempo
il mondo che di continuo ci passa in capo:
mentre cerchiamo la definizione,
il fenomeno è apparso e già consumato,
un odore di scarica scoccata ci pizzica il naso,
l’occhio stupito ancora non crede di aver visto il bagliore,
l’angelo che annuncia e svanisce,
la traccia di un atomo sullo strumento
una tendenza emerge con il suo contrario,
di entrambi occorre prendere nota e seguire sviluppi
ma una variante imprevista poi sorge
e scombina modello e certezze
ammira la nuvola in moto, esempio del dubbio,
gigante disposto a mutare in fumo
sostanza e opinione.
(Genova, 20 gennaio 2009, martedi)
338_CIELO BASSO
dal taglio di una tasca spunta sulla collina
un lembo di nuvola impigliata nella piega,
tre lampioni di topazio brillano
nel vapore che nasconde la cima
un albero nero, una casa di pietra, un traliccio affilato:
tre spille appuntate sul bavero di pelo bagnato
che pesa sul resto del corpo seduto
dentro la valle
nel cielo basso disceso,
la strada che sale si perde:
eppure di questa vicinanza non ci rallegriamo
anzi ritrosi all’occasione di potersi toccare,
ci ripariamo sotto cappuccio ed ombrello
infatti alto e azzurro
è il cielo che ci piace,
irraggiungibile esempio delle qualità migliori,
non lo specchio in cui ci riconosciamo
con il brivido umido strisciante nel collo.
(Genova, 17 gennaio 2009, sabato)
337_AL RIPARO
contro un fondale scarlatto,
un corteo di uomini e animali procede verso monte:
un asino e il suo conduttore,
che incalzato dal vento diventa rampante centauro,
un gregge di lana scura,
che si disperde inseguito da una belva panciutatutti corrono in cielo a quest’ora
per sfuggire alla notte in un riparo sicuronascondetevi di nuvole,
voi che cercate scampo allo sguardo del nemico,
copritevi con questi cuscini di ombra pelosa,
infilatevi sotto le spesse coperte che il buio lascia cadere,
uniformate il vostro calore alla pietra delle rovine,
che nessuno nelle tenebre
possa intuire il vostro essere vivi.