Vizio del superlativo
Ho sempre pensato
modo e maniera per ingannare il tempo
passare sotto silenzio
e se potesse farlo sembrare uguale al pezzo che si è rotto.
Rompere è peggio e pessimo e seme
è la natura che geme
matura poi preme in un verso.
Stomaco fatto di cartone
ma nulla in funzione di
(quella cosa lì)
Non esistono questioni di principio nè opinioni
nè mi farò coinvolgere
da qualcosa di così millimetrico da somigliare alla morte
oppure persone come alberi da scuotere per far scendere i frutti.
Eppure persone come alberi da scuotere per far scendere i frutti
il cui fascino si irradia potente e irresistibile
in cui fascino organizzato sotto forma di sole è riserva
per quale oscurità per quale minaccia.
Invece sempre un sottile godimento
nel vederlo rimanere lì
(perchè una Vita da superlativo
per un supernativo di lì?)
sentimento elettivo e rispetto
alla bruttura del creato-natura:
se porto rancore a corpo morto (per ora)
sepolto rancore o corpo morto per ore depura.
Etienne Cabet: quel che c'è di vizio in un indizio
di maldicenza, cui non si può fare senza,
è ciò che mantiene realtà nelle vene
oppure opposte misure a protervia conserva
se congettura è reato che contro corpo-natura-creato congiura.
Cosa credo di aver dimostrato
chiamandomi fuori
ridotto ai minimi termini
(cosa che credo di aver dimostrato...)
A un certo punto trovammo di che collidere.
(E se potessi farlo sembrare uguale al pezzo che si è rotto?)
E tutto l'Universo lontano.
Terra bruciata.
Mi farò vivo io.
(Carlo Ozzano)
MeteoDiario alla Borgo Po
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*Seconda Rassegna Due Fiumi a Borgo Po*
*"Poesia e non solo" *
*SABATO 22 gennaio 2011, ore 17,00*
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14 anni fa
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