MISURA e TRASCRIVI

MISURA e TRASCRIVI

gennaio a Genova

gennaio a Genova

Nuvole

Nuvole
foto di Anna Ducci

LA SERA




LA SERA

Chiudi tu la persiana
su quest’altro giorno che passa,

io mi aggrapperò ancora
all’ultima luce vegliata,

anche alla più lontana,
come quella che tra poco
cadrà dall’orizzonte,

perché voglio ancora credere
che di questo giorno
ne ho ancora tanto da vivere.

(Anna Ducci)


martedì 26 gennaio 2010

(Genova, 26 gennaio 2010, martedi)
460_VELO


come si piega il cipresso,
come fatica il gabbiano,
a contrastare questo vento
che accumula polvere d’oro sul fondo

come si avvolge di un velo prezioso
la città distesa nel gelo che scende:
al sole paralume di carta,
alla vista rete a maglia fitta,
al futuro incerta previsione.
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lunedì 25 gennaio 2010


(Genova, 25 gennaio 2010, lunedi)
459_OLTREMARE

come questo vento di neve che ha superato la collina,
la fiducia nel meglio sconfina
nella certezza del peggio:
per quanto si cerchi un pretesto a cui aggrapparsi
o puntare i piedi,
siamo spinti per un versante scosceso,
giù nella pendenza inevitavile verso il bordo,
la linea di costa confusa di nebbia

quando si ha davanti lungo tempo da vivere,
una scadenza lontana,
un numero di anni che si conta in decine,
si sale a due gradini per volta
a conquistare la vetta
e piantare la bandiera sul panorama:
alla fine
chi vive tra montagne ha saputo comunque
di altre cime intorno,
in collina, che oltre non finisce il mondo ma declina
e in pianura, che la strada prosegue oltre vista

ma per chi non crede all’America,
c’è il nulla dopo il mare che ha di fronte.

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domenica 24 gennaio 2010


(Genova, 23 gennaio 2010, sabato)
458_IN CORNICE

proprio quando mi affaccio,
si spengono le ultime luci:
perle di ambra sgranate per la salita,
bottoni gialli in asole allineate lungo il bordo,
punti di pennello che sbiadiscono sullo sfondo

nel quadro un sacchetto vola portato dal vento,
un segno informe all’altezza dei tetti
in balia della corrente:
mattino con sole vincente
nella veduta in cornice di finestra,
ritratto di giornata incollato s’una pagina privata,
bandiera in piena gloria,
foto che al tramonto sbiadisce in tasca
di vecchi prigionieri.

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mercoledì 20 gennaio 2010


(Genova, 20 gennaio 2010, mercoledi)
457_ORIZZONTE

un nuvolone copre l’orizzonte,
una groppa scura distesa
che ad ogni ora aumenta e avanza,
un pericolo nero
che incombe sul resto del giorno

all’arrivo di Colombo
vivevano sull’isola milioni di abitanti,
quarant’anni dopo erano tutti sterminati:
così comincia la storia che noi scriviamo
e gli altri subiscono,
non conoscendone lo scopo

dopo aver deportato l’Africa in America,
l’Europa invecchiando soccorre il mondo
e attenua il rimorso
correndo in aiuto degli antichi schiavi

come diventiamo buoni sotto la minaccia
del temporale.

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mercoledì 13 gennaio 2010


(Genova, 13 gennaio 2010, mercoledi)
456_STABILE GRIGIO

dominato dal grigio unica stoffa,
giace il mattino velato da una pioggia sottile
che lo tiene disteso e privo di forze

appesantito dall’acqua
che lo ha inzuppato per tutta la notte,
non si riesce ad alzare
o a trascinarsi nemmeno al riparo

conseguenze
di una previsione sconfortante d’incerto futuro,
dell’avvilente permanenza del maltempo
da nord al meridione,
della tendenza al declino
in aumento sull’intero paese

chi passa ti scansa e giudica
un vecchio ubriaco sdraiato per terra che si lamenta,
fra stracci e cartoni una avanzo di entusiasmo deluso,
un relitto di volontà che ha perso ogni certezza.

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lunedì 11 gennaio 2010


(Genova, 11 gennaio 2010, lunedi)
455_I MANDARINI

questo mandarino che sto sbucciando
forse è stato raccolto
da cui negri che si sono ribellati
laggiù nel sud

qui non è successo, perché li trattiamo meglio:
li lasciamo vendere borse sulle spiagge d’estate
e ombrelli nei mercati d’inverno,
affittiamo loro le case senza limiti di letti,
gli facciamo attendere a lungo i permessi
così imparano meglio la lingua,
e a chi troviamo fuori regola,
offriamo per mesi alloggio gratuito in villaggi riservati

come diceva anche mio zio, dei suoi operai:
bisogna trattarli bene,
se vuoi che rendano…
poi ha chiuso, scappando in Svizzera,
ma questa è un’altra storia.

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domenica 10 gennaio 2010


Rosarno - foto di Tony Vece per ANSA
(Genova, 9 gennaio 2010, sabato)
454_NUVOLE NERE

quindi questi negri non sono solo le docili bestie
che stanno per noi nei campi
dal mattino alla sera
a raccogliere verdura

quello che non accettiamo
e ci fa più paura della loro rabbia,
è di dover ammettere che per convenienza o complicità,
in paese o regioni o intera nazione,
viviamo sottomessi ai padroni di sempre

loro si ribellano e se ne vanno da uomini,
noi restiamo da servi nella vergogna.

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sabato 9 gennaio 2010


(Genova, 8 gennaio 2010, venerdi)
453_LA RITIRATA

strage di ombrelli per strada, sconfitti dal vento:
con stecche contorte, stoffe strappate,
giacciono ai bordi laceri e feriti
come durante una ritirata

un esercito in fuga per tornare alle proprie case
abbandona lungo il percorso uomini e mezzi,
manici e bastoni nei cestini

mentre l’imperatore ha raggiunto la capitale e vi si chiude,
arranca la retroguardia,
il resto dell’armata circondata dall’inverno.

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mercoledì 6 gennaio 2010


(Genova, 6 gennaio 2010, mercoledi)
452_EPIFANIA

un gelido presente segue la notte passata
di vento e neve:
riluce sul mare una fessura
sotto la porta di ferro e carbone

si dice che questa è la giornata
in cui gli animali ci parlano
e sono incerto se affrontare con scuse impotenti
i loro insulti e lamenti

uniti da un comune passato di fatica,
di gabbia e catene,
ormai noi troppo sordi e distanti
ne facciamo continuo argomento di lettura e visione:
con un brivido di rimorso mi nascondo allo sguardo
di una tortora che si è posata sul davanzale.

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martedì 5 gennaio 2010


(Genova, 4 gennaio 2010, lunedi)
451_NERO SU BIANCO

stupore di risveglio sotto la neve,
che un cielo così scuro imbianchi la terra:
per contrasto considero
la pagina coperta di segni e la confronto
con le impronte confuse di zampe sui tetti

di certo un senso unisce le parole
come tra loro i passi:
la ricerca di cibo,
il comando del branco,
la guardia al proprio confine,
l’urgenza di lasciare una traccia
che altri leggano su libri, tegole o strade

così per istinto, ambizione o caso
scriviamo sul panorama.

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domenica 3 gennaio 2010


(Genova, 3 gennaio 2010, domenica)
450_AUGURI COME

dal coperchio grigio di poco alzato
s’intuisce l’interno di carta velina:
un cielo grinzoso di azzurro chiuso nel pugno
e poi rilasciato

come l’involucro che fasciava le arance
con decori di oro e sangue

auguri come
se un numero aggiunto facesse l’anno migliore,
uno scatto di contatore
verso un futuro per cui nessuno azzarda promesse,
un’altra scatola archiviata sullo scaffale
in ordine progressivo.

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mercoledì 30 dicembre 2009


(Genova, 28 dicembre 2009, lunedi)
449_ULTIMO FRUTTO

ribollente il mare di onde traverse,
arruffato il cielo di nuvole scomposte,
contorti gli alberi senza rimedio di foglie:
un panorama di spigoli e punte
con cui l’inverno si ritrae al nostro abbraccio

facile voler bene a primavera
e nelle stagioni di pelle scoperta,
amare a maggio e non quando
il cielo è contrario e la terra si adegua,
uomini e bestie cercano riparo
e resti da solo,
pagina finale di calendario,
unico voto di opposizione,
ultimo frutto appeso

il ramo oscilla,
un brivido scuote l’intreccio
ma l’uccello nascosta causa non si vede.

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(Genova, 27 dicembre 2009, domenica)
448_VITA IN SCALA

un tramonto da presepe in cielo di carta azzurra
e fondo ritagliato

di case con dentro lumini accesi
e barchette col gran pavese,
di mulini che macinano sempre con la stessa acqua,
di carretti che cigolano in tondo per le strade,
di fabbri e fornai operosi senza sosta in bottega,
di re magi tenuti nascosti
per servire l’ultimo giorno

una vita in scala minore
riprodotta con ogni dettaglio e con tutti i difetti,
una finta città, senza vera salvezza.

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domenica 27 dicembre 2009


(Genova, 26 dicembre 2009, sabato)
447_VIANDANTE A MEMORIA

prima la neve poi la pioggia prolungata
hanno rinverdito il muschio sul cornicione:
pietra di torre nel castello,
fregio di guglia in cattedrale,
angolo di balcone ligure rivolto a nord

senza trombe o campane,
viandante a memoria in giro per l’europa,
mi affaccio sulla valle e osservo sottocasa
l’inverno disteso tra l’atlantico e il danubio.

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venerdì 25 dicembre 2009


(Genova, 24 dicembre 2009, giovedi)
446_SACCO NERO

pigro fumo lenta barca porto fermo,
tende tirate nuvole appese pioggia insistente

cavalieri in sella nella nebbia,
puntano al cielo la loro lancia le grù inoperose,
le gambe in blù e bianca e rossa la casacca a scacchi:
sembra da terra una pausa festiva
concessa dalla nave in banchina

è invece un lutto rabbioso per uno di noi,
rimasto schiacciato nella stiva

vigilia di Natale con i fantasmi
di chi lavorando muore:
in un attimo
sei sotto le ruote, lo spigolo di una cassa che si rovescia,
il carico che sfugge al gancio

oggi chini al peso del cielo,
al sacco nero che ci calziamo in testa,
alla cesta di carbone che sulla schiena come allora
portiamo di corsa per la passerella malferma,
tra bordo e molo, tra inizio e fine.

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domenica 20 dicembre 2009


(Genova, 20 dicembre 2009, domenica)
445_MEMORIA E NEVE

nonostante il sole gioiello
che splende nel panno azzurro,
la persistenza del gelo mantiene intatta la neve:
negli angoli in ombra degli orti,
nel versante riparato dei tetti,
nelle pieghe più nascoste
dove il vento l’ha spinta e si conserva

hanno rubato l’insegna del campo di sterminio più noto,
un marchio di storia esemplare,
un logo perfetto per l’ingresso di un parco a tema

voglio ora immaginare autore e movente:
uno che nel declino della memoria generale,
rinnova quando vuole il brivido di orrore
e si ricarica di odio
sfiorando la scritta di ferro

la ragione prima ignora poi giustifica gl’inferni:
cerca il posto giusto a scaffale dove inserirli
e chiudere la sala e arredarne un’altra

ecco una tardiva terapia per sfuggire alla tolleranza:
tenere in mano una reliquia dai poteri superiori,
ritrovare il tremito e la febbre,
sentirsi invasi ancora dal gelido calore
di odiare senza condizioni.

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sabato 19 dicembre 2009


(Genova, 18 dicembre 2009, venerdi
444_DALLA TASCA

una grossa tasca di panno inghiotte e si gonfia
di mattino azzurro:
ad ogni minuto vi finisce in briciole dentro
la speranza di un giorno migliore
e nell’infilarla, il bordo si sporca di rosa

poi tutto il contenuto si sparge:
di nuvole strappate a stracci da polvere,
di velluto a pelo di topo,
si fodera il cielo

una coperta che per avvolgerci tutti,
lascia sul mare un bagliore di fuoco ormai spento
mentre ci nevica in testa.

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martedì 15 dicembre 2009


(Genova, 15 dicembre 2009, martedi)
443_DIREZIONE OBBLIGATA

malgrado l’impegno notturno il vento
non è riuscito a pulire la polvere sospesa
che da viola in rosa ora s’imbianca

un torrente d’aria percorre la valle
e trascina fuori rotta
il gabbiano e la foglia dal ramo:
chi
si oppone girando la schiena
o lascia condurre i suoi passi,
rotola sporco per terra
o veleggia ripulito in altezza,
dall’inizio continua a credersi sempre vincente
o del contrario s’è reso conto in tempo,
oscilla indeciso e appeso
o impone al legno le sue certezze di chiodo,
è maturo per il silenzio
o rimane acerbo per troppe parole,
controvento tiene chiusa la bocca
o la spalanca e soffoca,
osserva e si astiene o giudica e punisce

qui vediamo
come tutto finisce nel vortice di tramontana,
con il mare direzione obbligata.
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lunedì 14 dicembre 2009


(Genova, 14 dicembre 2009, lunedi)
442_ASSEDIO

il mattino indossa una camicia bianca traforata
che il vento gonfia e sbottona,
spalanca il colletto e infine strappa
e rivela una cintura di maglia di ferro

difeso da quella avanza il resto del giorno,
armato contro di noi sibilando minacce di neve:
intimoriti ci rifugiamo dentro le mura
in attesa dell’inevitabile peggio

poi una speranza di sole
allunga la tregua:
ci troviamo sugli spalti a guardare laggiù
le bandiere di fumo di chi ci assedia.

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domenica 13 dicembre 2009

(Genova, 13 dicembre 2009, domenica)
441_TRE LATI


per alcuni minuti il sole radente
dipinge di mattone un muro di fortezza
che poi scolora e si conferma
una fila grigia di case a ponente

guardando a nord
un’aria fredda e contraria scende
da rami e antenne,
muove in basso lenzuola e bandiere,
sostiene senza filo i gabbiani

acqua e cielo confusi nel vapore
chiudono la vista in direzione sud:
sagome di ferro che dormono in piedi o coricate,
macchine da guerra in pausa di lungo assedio

dalla mia stanza in ombra,
della lampada accesa a levante
accenno agli effetti su tre lati:
osservazione festiva del campo
in attesa di battaglia.
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giovedì 10 dicembre 2009

(Genova, 8 dicembre 2009, martedi)
440_LE SCIE

per la freddisssima altezza si condensano le scie,
all’insostenibile riflesso di sole calante:

s’intrecciano e sfumano,
da righe di penna a traccia sbavata


ho iniziato a scrivere con segno deciso
che ora si spande in macchia d’inchiostro,
avevo da dire una parola chiara,
una spiegazione netta che divideva il cielo
e ora invece si confonde in nuvola strappata

opinioni superiori volano in direzioni opposte,
idee sottili declinano in una grata di sbarre
sopra di noi.

domenica 6 dicembre 2009


(Genova, 6 dicembre 2009, domenica)
439_IN RADA

sfugge il rosa alla mano allungata dal grigio
e si rifugia alle nostre spalle:
resta un braccio disteso nel gesto di raggiungerlo,
una manica di stoffa nebbiosa
senza più spalla su cui poggiare,
un mattino d’inverno
che al risveglio si rabbuia sempre di più,
scoprendosi solo

colpa del vento calato,
che non favorisce il movimento e l’incontro,
anzi ci avvolge di nuvole come navi affiancate nella rada,
in attesa di ordini e occasioni propizie

trova la parola giusta per iniziare il discorso,
insinua la mano sotto il braccio e stringi appena,
cerca negli occhi se gesto e desiderio concordano.

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mercoledì 2 dicembre 2009


(Genova, 2 dicembre 2009, martedi)
438_STUPIDE MOSCHE

una stupida mosca si ostina contro il vetro:
tutti vogliamo uscire nel limpidissimo giorno,
a ricompensa dorata della miseria patita
nei giorni di pioggia

ispidi e neri nel freddo mattino ronziamo
per strade e piazze:
perfino splendono i palazzi gioielli nel verde,
pietre tagliate disposte a collana

per il grande numero si dice
come le mosche muoiono gli uomini:
non è forse più vero il paragone
in cui ambedue cerchiamo un giorno di sole,
per lisciarci con un sospiro le ali sulla finestra?

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lunedì 30 novembre 2009


(Genova, 30 novembre 2009, lunedi)
437_LIQUIDI GLI ANNI

ora che la tenda si è alzata e riavvolta a festone,
il mare rieppare in due colori:
uno della terra sfociata da tutti i torrenti,
l’altro rabbioso di nero
contro tutta quest’acqua intrusa
che lo separa da noi

da dolce in amaro liquidi gli anni scorrono,
da ingenui e limpidi a torbido presente.

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(Genova, 30 novembre 2009, lunedi)
436_NAVIGAZIONE

povera la nave tenuta fuori dalla diga,
nel ribollire che si avventa in grigio contro il muro
e bianco nello sforzo lo scavalca

una scatola di ferro perduta nella foschia,
tra l’acqua che cade e quella che sostiene,
tenuta in posizione malgrado la spinta contro costa
e circondata dall’agitarsi di forze contrarie

scrivere qui della tempesta
coi tamburi sul lucernaio,
essere là presi a schiaffi
da due acque infuriate

sulla pagina non è differente
per la penna dell’onesto marinaio:
scesi a terra o in oceano a bordo,
stare nei panni di chiunque
fa parte dei compiti di navigazione.

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(Genova, 29 novembre 2009, domenica)
435_NEL SACCO

è stato lo scirocco dicono gli esperti
a chiudere lo spiraglio che stamattina
c’illudeva con una promessa di rosa

ora è la tendenza montante
che le ciocche bianche del mare ci pettina contro
e c’infila nel sacco,
ci annebbia, inzuppa e trascina nel grigio,
a sbattere contro lo spigolo del monte

tenuti chini da un potere che ci scivola indosso,
attribuiamo le colpe al gioco mondiale delle correnti
e non c’è niente da fare
per sfuggire al tempo avverso:
altro che restare chiusi a spiarne l’evoluzione,
con l’avvertenza di non uscire senza l’inevitabile ombrello

ci dicono che
l’inverno è una realtà fisica che non può cambiare
col desiderio di primavera,
una stagione spiacevole per alcuni effetti
ma da cui il mondo può uscire migliore:
si può forse ostacolare con obiezioni morali
un evento naturale?

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giovedì 26 novembre 2009


(Genova, 24 novembre 2009, martedi)
434_PRESENTE IN RUGGINE

due corvi in direzione monte,
una coppia vestita di nero
vola con fatica da un verde passato
sul presente di ruggine

dopo ripetuti giorni di pioggia
la passione appende nella foschia
la sua bandiera d’autunno
al colore di foglia caduta.

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domenica 15 novembre 2009

MeteoDiario alla Biennale di Alessandria



Enrico Mario Lazzarin e
Gianriccardo Scheri
presentano MeteoDiario

alla rassegna >AUTORI e CITTA'<
organizzata dalla Biennale di Poesia di Alessandria

Sabato 21 Novembre ore 17.00
Palazzo Cuttica, Via Parma 1
Alessandria

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(Genova, 15 novembre 2009, domenica)
433_STRACCI

un fagotto fasciato in un telo grigio
è appeso sulle teste:
dagli strappi nell’involucro volano via
ritagli di gabbiani,
brandelli neri in vortice

un mare vestito di jeans
allunga le gambe sdraiato là in fondo
al giorno fatto di stracci,
di abiti vecchi indossati uno sull’altro,
di maniche infilate a forza,
di baveri alzati con il bottone mancante.

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sabato 14 novembre 2009


(Genova, 13 novembre 2009, venerdi)
432_TRE GRADINI

delle nuvole a tre gradini
congiungono la collina e la riva:
quello immerso è di marmo venato in azzurro,
nel mezzo, di stabile granito che lampeggia,
il terzo in ardesia è l’ingresso al pavimento uniforme

in una vela gonfia di libeccio, la pioggia ci sale incontro:
ben difesi da doppi vetri,
si riduce la tempesta in ticchettio nel silenzio della stanza

una carica in esaurimento di un moto di rotelle,
il tempo mancante ad una bomba nascosta
o alla completa cottura nel forno,
allo spegnersi delle candele dopo l’offerta:
ad un altare nascosto
volevo rivedere il quadro in penombra
delle anime nostre in purgatorio.

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martedì 10 novembre 2009


(Genova, 9 novembre 2009, lunedi)
431_FESTA DEL PICCONE

sono il piccone che ha demolito il muro
e poi non riuscendo a fermarsi
ha scavato un pozzo, una fossa, la trincea
in cui siamo caduti

non più separati ma riuniti nel comune recinto
contro chi è rimasto fuori,
ci prepariamo alla prossima guerrra col resto del mondo

così nel sonno si agita
la pacifica europa,
vecchia maestra di sterminio ai continenti.

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(Genova, 8 novembre 2009, domenica)
430_NEL CORTILE

ora che l’ostacolo è stato rimosso,
cammino fino al fondo della strada
e poi ritorno indietro,
senza guardarmi attorno

per non invogliare al contatto ravvicinato,
per non fornire appiglio ai conflitti,
per non respingere con maniere esplicite
ma senza illudere di poter trovare consenso:
un libero percorso in silenzio ad occhi bassi,
nel cortile della prigione.

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martedì 3 novembre 2009


(Genova, 3 novembre 2009, martedi)
429_LIMPIDO

ancora grondante si rialza il fondale,
reclinato nella notte in pioggia e vento:
i colori lavati risplendono,
una riga netta è tirata tra i due capi
in cui siamo compresi
e sopra si distingue una nave appesa

una punta di coltello incide i contorni,
un tratto deciso di penna
separa l’acqua dal cielo
e perfino le mie ragioni oggi risaltano sullo sfondo

un mattino di soluzioni a portata di mano,
così limpido da poter prendere le case di fronte
e disporle in modo diverso,
in altra storia e panorama.

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mercoledì 28 ottobre 2009


(Genova, 22 ottobre 2009, giovedi
428_CONFINE

che polvere d’oro sospesa sul confine
tra l’impero d’acqua e la terra che si adegua:
trasferito in una guarnigione
di fronte al deserto,
un piccolo porto raggiunto a fatica da terra,
per una strada troppo ripida e tortuosa

da risalire

si cammina sul molo elogiando il mare aperto,
costretti dal passato alle spalle.

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(Genova, 22 ottobre 2009, giovedi
427_RISVEGLIO

avevamo dei gabbiani appesi al cielo,
ruotanti attorno ad un perno
invisibile da sotto

c’erano delle nuvole nere tirate a coperta
e laggiù il lenzuolo a pieghe grigio perla,
malgrado l’ora, il faro acceso sul comodino
e dei colpi di mobili spostati
nella stanza oltrecollina:
tutto è pronto per pioverci addosso
al risveglio.

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(Genova, 22 ottobre 2009, giovedi
426_LA CATENA

sotto la pancia la nuvola ha delle zampe
corte ma robuste,
con cui scalpita verso ponente:
tremano i vetri ai calci del temporale,
ai colpi che sferra mentre il vento lo trascina via
col guinzaglio dietro al nero

come abbaiamo feroci
lungo il percorso che ci consente la catena.

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mercoledì 21 ottobre 2009

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lette da Enrico M. Lazzarin e Gianriccardo Scheri
sui treni e nelle stazioni
tra Settimo Torinese, Chivasso e Volpiano

venerdi 23 e sabato 24 ottobre 2009
dalle ore 10.00 alle 17.30


“I LUOGHI DELLE PAROLE 2009”
Festival Internazionale di Letteratura
Città di Chivasso e Settimo Torinese

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(Genova, 21 ottobre 2009, mercoledi)
425_GRANDI OPERE

schiena contro schiena due gatti sul bordo del muro:
uno nero verso nord,
quello tigrato in opposta direzione,
come due reggilibri sullo scaffale
ma senza pagine tenute in pedi nel mezzo

in attesa che un lettore riempia il vuoto
e poi si allontani di un passo,
a rimirare il dorso della grande opera in più volumi
che da oggi potrà leggere in versione completa:
la Storia Generale dell’Emigrazione Umana fra i Continenti,
l’Antologia Poetica Universale
dal canto degli sciamani allo scambio di sms,
il Grande Atlante Storico delle Utopie Rimaste Tali

così promette senz’altro di fare
alle due coppie di occhi gialli rivolti verso di lui.

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martedì 20 ottobre 2009


(Genova, 20 ottobre 2009, martedi)
424_LA BANDA


una ferita orizzontale inferta di taglio,
uno spiraglio di fuoco che divampa sotto la porta,
l’imboccatura del forno rovente
dietro lo sportello nero di fumo
oppure solo
un berretto grigio con vistosa visiera rossa


il copricapo di una divisa che indosso al risveglio,
con ricamate nuvole tono su tono
e una banda di oro stinto
che corre lungo i calzoni:
uniforme da suonatore di orchestra militare
in attesa con tamburi e tromboni
che la giornata si metta in marcia,
verso la battaglia di fulmini e tuoni
o una delle noiose parate sotto la pioggia,
per il compleanno del presidente.

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lunedì 19 ottobre 2009


(Genova, 19 ottobre 2009, lunedi)
423_CAMMINO E SCRIVO

non c’è bisogno del poeta in stivali,
appena sceso da cavallo o in marcia per i viali,
ne’ di quello scalzo,
a cercar pubblico per le campagne
e nemmeno in pantofole tra cattedra e poltrona

ci vuole il sandalo d’estate
e la suola di gomma quando piove:
la scarpa giusta per camminare
guardando avanti senza inciampare

scriviamo,
in piedi o seduti, di corsa o uno alla volta
ma sempre con la terra sotto il passo,
usciamo,
con le parole su misura per l’occasione,
parliamo,
pure ad alta voce quando serve
o in sussurro all’orecchio vicino.

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(Genova, 18 ottobre 2009, domenica)
422_IL BOSCHETTO

è proprio come una nuvola
il boschetto di alberi spogli
in cima alla collina:
finchè il sole non è alto
l’intreccio dei rami trattiene la foschia

un fantasma impigliato di foglie ormai cadute,
una peluria grigia posata sulle tempie,
un avanzo di fumo
di un giovane incendio.

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venerdì 16 ottobre 2009


(Genova, 13 ottobre 2009, martedi)
421_MARINAI DI COLLINA

una lontana finestra opposta
riflette il sole che mi sorge alle spalle:
un lampo indora la stanza,
un segnale ottico scambiato in navigazione

marinaio lassù dell’ultimo piano
ho ricevuto il messaggio e ricambio il saluto,
mentre procediamo affiancati sulla stessa rotta
da opposte colline
verso una limpidissima giornata:
a ritrovarci stasera,
ognuno scrutando nel buio
accanto al lume nella propria cabina

palazzi natanti
di giorno fermamente ormeggiati a terra,
di notte col proprio equipaggio dormiente
dalla corrente dei sogni condotti a innumerevoli porti

su ogni nave qualcuno aggiorna il libro di bordo
e prima di cedere al sonno,
trascrive l’ultima posizione raggiunta:
domani al risveglio misurerà con stupore
la distanza percorsa, l’estrema latitudine,
l’ampiezza dell’oceano traversato dormendo.

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(Genova, 13 ottobre 2009, martedi)
420_LA MELAGRANA

che bella coroncina porta in capo la melagrana,
principessa nel piatto
sfoggia una minuscola insegna sulla testa tonda
colorita dal sole di ottobre:
sua altezza dalla scorza rossa,
voglia essere gradita frutta
di questo serenissimo regno di tramontana.

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lunedì 12 ottobre 2009

(Genova, 12 ottobre 2009, lunedi)
419_FRUTTO MATURO

un gambo di fumo sale dritto dalla nave
e sostiene una nuvola come grande foglia
in grigio e oro

frutto maturo appeso
mi sento esposto ai becchi voraci
e a disagio in ogni stagione:
della primavera m’infastidisce la fiduciosa esuberanza,
in estate subisco l’ottuso estremo,
dell’autunno diffido per l’età che gli somiglia,
temo l’inverno, inevitabile ostacolo ad ogni residua impresa
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(Genova, 11 ottobre 2009, domenica)
418_DISORDINE VERDE

nel giardino del vicino che se n’è andato,
crescono le piante
in un disordine senza regola e controllo:
con abbondanza priva di consumo,
i rami si caricano di frutti
che maturano e cadono per poi marcire

in una natura di scarso profitto,
di frutta non destinata al piatto,
di fiori senza scopo di decoro,
vince la lotta selvaggia di erbacce
contro ben educate specie,
orfane di padrone:
ne godono gli uccelli ospiti accaniti,
i gatti a caccia e in riposo
e la vista sul verde
senza limite di recinzione.

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venerdì 9 ottobre 2009

(Genova, 9 ottobre 2009, venerdi)
417_INEVITABILE PENDENZA

innervosito dal crepitio di scariche in cielo,
a causa del temporale tengo la luce spenta:
ne attendo il passaggio in un chiarore giallastro
di nuvole sabbiose,
un cappotto tempestoso di cammello
e pelo grigio intorno al collo,
che tengo con fastidio addosso
come un peso fuori moda

come scorre la pioggia nella cunetta
seguendo l’inevitabile pendenza:
oltre il tombino intasato
si allarga in una pozza sempre più vasta
di anni sommersi.

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lunedì 5 ottobre 2009


(Genova, 4 ottobre 2009, domenica)
416_VERSO LA RESA

un nerissimo cielo
rovescia il suo contenuto su navi e case:
ne lustra il ferro e inzuppa l’ardesia

la pioggia trascina un pugno di foglie cadute
all’imbocco dello scarico
e ve le abbandona smarrite,
come una piccola folla di ombrelli
a leggere i titoli di giornale:
l’autunno ha passato il confine
e avanza deciso verso di noi

dopo quest’attacco improvviso,
l’ultima parte dell’estate si rialza grondante
ma più che verde ingiallita
declina:
dietro la tenda di fumo
la stagione che stiamo perdendo si allontana.

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sabato 3 ottobre 2009


Matching Mole - copertina dell'album "Little Red Record" - 1972
(Genova, 2 ottobre 2009, venerdi)
415_COMPLEANNO CINESE

sono una guardia rossa
con il braccio alzato a sventolare il libretto
del Grande Timoniere,
in posa per la foto con la mia brigata
alla partenza per la campagna di rieducazione

sono il militante di base
definito avanguardia della classe operaia
che guarda ammirato la foto dei compagni cinesi
in cerchio attorno al nemico del popolo
con il cartello di condanna al collo:
l’articolo sotto traduce
che si tratta di un vecchio reazionario professore
condotto ad espiare le sue colpe
zappando fra i più poveri contadini
nella più lontana provincia

con quest’esempio anche noi allora scendiamo per strada
al grido scandito del nome dei tre profeti

sono lo stagionato ribelle disincantato,
ora di bancarelle e ipermercati
cliente obbligato del commercio cinese:
cara Cina non più solo vicina,
ma presente in ogni casa con almeno un oggetto,
ti auguro per questo sessantesimo compleanno
non l’armonia prevista dalla propaganda di regime,
ma che il conflitto sia permanente
tra le ragioni e i torti di sempre,
non lo sviluppo ordinato gestito dal potere,
ma la tua prossima rivoluzione.

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venerdì 2 ottobre 2009

"Two Comedians" di E. Hopper - 1965


(Genova, 1 ottobre 2009, giovedi)
414_OGGI IL MARE

come appare oggi il mare:
dell’acqua sporca in un catino di zinco
che dopo aver lavato il soffitto dal fumo
ristagna nel riflesso del coperchio di metallo

con un soffio costante ci risale contro
il sapore di ferro,
il ronzio il battito i lamenti
delle macchine che tengono appeso il fondale
e in funzione le luci di scena sul palco:
riproviamo svogliati la battuta,
incrociamo ancora i passi maldestri,
forziamo un sorriso,
ostentiamo un beffardo inchino
e arretriamo verso il buio di fondo.

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martedì 29 settembre 2009


(Genova, 28 settembre 2009, lunedi)
413_SPORTELLO

un frusciare di foglie o vestaglia
un soffio tra le fessure o sospiro
un tonfo di porte o di corpi
un cigolio di cancello o maglia di rete

ecco al mattino spiegati dal vento
i rumori notturni:
dallo scivolare sulle spalle
dal piegarsi e risorgere
dal ruotare sui cardini
dal chinarsi a cogliere
e rialzare lo sguardo al panorama,
nel flusso del tempo
alla spinta dei sensi
sportello d’ingresso e uscita.

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